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Bianco e nero da Tuba: storia dell’identità razziale degli italiani

Il 23 maggio Caterina Romeo e Jamila Mascat presentano il nuovo libro di Gaia Giuliani e Cristina Lombardi-Diop alla libreria Tuba. Nell’attesa di leggere il libro, che esce proprio in questi giorni, segnalo che l’immagine di copertina è un manifesto realizzato nel 1936 da Gino Boccasile (uno dei firmatari del Manifesto della razza) per pubblicizzare l’amaro Ramazzotti, ed è anche una delle immagini che avevamo incluso nella terza sezione della mostra fotografica su Le rappresentazioni della femminilità nera, intitolata Corpi neri in vendita.  Karen Pinkus analizza questa efficace rappresentazione di una relazione di potere tra donne nel libro Bodily Regimes. Italian Advertising under Fascism (University of Minnesota Press, 1995), sottolineando la contrapposizione tra la donna nera seminuda che rimane sullo sfondo, come una carta da parati, e la donna bianca in tenuta coloniale, il cui sorriso sembra evocare il piacere della dominazione imperiale.


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Kespazio presenta: Sfamily day!

È finalmente on-line il tumblr di Kespazio! Per una ricerca queer e postcoloniale, che raccoglie tutte le informazioni sugli eventi, i dibattiti, le chiacchiere e i seminari organizzati in questo spazio autogestito all’interno del Caffé letterario della Casa internazionale delle donne di Roma. Ad esempio, qui è possibile scaricare l’audio del dibattito su salute, malattia e migrazioni del 12 aprile scorso. Inoltre, giovedì alle 18.30 da Tuba c’è l’aperitivo di presentazione dello Sfamily day!, che si terrà il 25 maggio prossimo: una giornata «controcorrente», per discutere delle forme di intimità e di affettività che vanno «oltre i modelli normativi della famiglia e della coppia come unici luoghi di investimento emotivo e materiale». Di seguito il programma dettagliato.

Kespazio! Per una ricerca queer e postcoloniale

vi invita a

S F A M I L Y   D A Y!
Sabato 25 maggio 2013
ore 10-19.30

Sala Lonzi (1° piano)
Casa internazionale delle donne
via della Lungara 19, Roma

Per condividere esperienze e sperimentazioni, relazioni e educazioni, fatti e diritti che coinvolgono le forme di intimità e di affettività. Oltre i modelli normativi della famiglia e della coppia come unici luoghi di investimento emotivo e materiale.

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

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24.05.2013 Confini (in)valicabili

Il ciclo di seminari organizzati ogni anno dal Laboratorio di studi femministi Anna Rita Simeone «Sguardi sulle Differenze» quest’anno si conclude con una giornata seminariale sul tema dei confini. Di seguito il programma dettagliato.

24 maggio 2013
ore 9,30/18,00 aula III, piano terra
facoltà di Lettere e Filosofia “La Sapienza”

CONFINI (IN)VALICABILI
giornata di studi

Il Laboratorio di studi femministi Anna Rita Simeone «Sguardi sulle Differenze» presenta la giornata di studi Confini (in)valicabili, un’occasione di confronto sul senso dei confini, e sulla possibilità di attraversarli, da una prospettiva femminista e di genere. Per discutere sul significato delle frontiere tra pubblico e privato e della marginalità intesa come luogo di oppressione oppure come spazio di apertura e di resistenza.

L’evento è patrocinato dal Gender Interuniversity Observatory, dalla Presidenza del Consiglio provinciale di Roma, dal DSEAI (Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali) e dalla Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza Università di Roma.

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Paola Di Cori: Ancora sulla storia degli studi di genere

Grazie a Paola Di Cori per aver inserito un commento in questo spazio. Più che un commento, il suo è un intervento prezioso per lucidità, intelligenza e coraggio intellettuale, perciò ho pensato che meritasse maggiore visibilità. Tramite Liliana Ellena, che ringrazio, pubblico anche i file pdf di due articoli che approfondiscono la storia degli studi di genere in Italia:

Grazie ancora all’autrice per aver scelto di condividere questi importanti contributi e buona lettura!

Paola Di Cori

Ancora sulla storia degli studi di genere.
Nomi, linguaggi, contesti che cambiano

Come ho già avuto modo di scrivere, condivido le posizioni espresse dall’appello di Laura Corradi e dal documento Dal margine degli studi di genere firmato da ricercatrici di varie città. Vorrei aggiungere alcune osservazioni a quanto ha scritto Alisa Del Re a proposito del corso su Politiche di Pari Opportunità avviato a Padova nel 2003-04.
Per brevità sono costretta a riassumere problemi complessi, ma almeno su due punti mi interessa intervenire. Il primo si riferisce alla storia degli studi di genere in Italia; il secondo ai tanti nomi che li hanno definiti e chiamati nel corso degli oltre 40 anni della loro esistenza. I due aspetti sono collegati in maniere tutt’altro che casuali. E’ indispensabile a questo punto “un po’ di storia”, per riprendere Alisa Del Re; altrimenti si potrebbe pensare che i baroni cattivi, le censure e la marginalità siano diventati una dura realtà soprattutto negli ultimi anni, accelerati dal taglio dei finanziamenti alle università; una beffa estrema della emergenza economica del paese. Sarebbe come credere che la crisi politica dell’Italia è solo colpa di Berlusconi.
Com’è facile immaginare, le cose sono un po’ più complicate, sia in politica che riguardo agli studi di genere.

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Parlare di razza. La lingua del colore tra Italia e Stati Uniti

Le reazioni seguite all’incarico di ministra a Cécile Kyenge sono l’ennesima conferma di quanto sia necessario e urgente analizzare in maniera critica la nozione di “razza” oggi in Italia. Come fanno Tatiana Petrovich Njegosh e Anna Scacchi, le curatrici di Parlare di razza. La lingua del colore tra Italia e Stati Uniti, interrogandosi sui diversi significati che questa costruzione culturale assume e sugli effetti che produce, e illuminando anche i nessi con la costruzione del genere e dell’identità nazionale. Per questo ho accolto con entusiasmo l’invito a presentare il volume lunedì prossimo alla Sapienza, nell’ambito del modulo di Critica letteraria e letterature comparate tenuto da Franca Sinopoli. Un brano del contributo di Anna Scacchi era stato pubblicato in rete pochi giorni prima dell’uscita del libro, col titolo Negro, nero, di colore o magari abbronzato, mentre un estratto del contributo di Tatiana petrovich Njegosh, dal titolo Gli italiani sono bianchi? è stato pubblicato su Nazione Indiana. Inoltre, segnalando l’uscita del libro, Vincenza Perilli aveva sottolineato i nessi tra l’immagine scelta per la copertina e altre due foto che appaiono decisamente speculari: una di Man Ray dal titolo Noire et Blanche (1929) e una di Billie Holiday.

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Chi ha paura della donna nera?

Leggendo i giornali all’indomani dell’insediamento del nuovo governo, ho visto che la neoministra italocongolese Cécile Kyenge è stata definita come la prima donna «di colore» [come se dire «nera» fosse un insulto e come se il bianco fosse un non-colore] ad assumere l’incarico di «ministro» [al maschile, come se un ministro non potesse essere una donna e come se la gente nera non avesse un sesso]. Mentre l’interessata si è ritrovata a dover ribadire di essere una donna nera e di esserne fiera, i commenti apparsi sulla stampa hanno dimostrato ancora una volta che, come ci hanno insegnato le riflessioni delle femministe e delle lesbiche afroamericane, sessismo e razzismo agiscono sempre simultaneamente. Ecco perché ho letto con interesse – e pure con un certo sollievo – l’articolo pubblicato su Migranda e Marginalia col titolo Chi ha paura della donna nera? Tra i commenti che ho letto finora, questo è l’unico che, invece di concentrarsi solo sugli insulti razzisti oppure esclusivamente su quelli sessisti, abbia tenuto conto delle intersezioni tra i due sistemi di potere.

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#VogliamoStudiDiGenere: aggiornamenti da FaS

Ieri il blog collettivo Femminismo a Sud, che aveva lanciato l’appello per reintrodurre il corso di studi di genere cancellato dall’offerta formativa dell’università della Calabria, ha pubblicato un post che ricostruisce tutta la vicenda (compresi i link ai diversi interventi che si sono succeduti finora). In particolare, il post contiene anche un intervento di Laura Corradi, che riporto di seguito.

Vi scrivo per valutare gli esiti della petizione finora raggiunti e per quanto riguarda il comunicato del mio Dipartimento a proposito della soppressione del mio corso. Credo che la vostra iniziativa di raccolta di firme sia stata positiva, anche se per il momento non ha ottenuto l’esito sperato di stimolare un ripensamento nella direzione di un ripristino del corso di ‘Studi di Genere’. Le reazioni di solidarietà sono state molteplici ed hanno messo in evidenza che esiste un trend nazionale verso la cancellazione dei corsi che riguardano le donne e le diversità, che sarebbe giustificato dalla necessità di operare tagli dell’offerta formativa. In questi giorni si è creato un vero e proprio movimento per la difesa degli ‘studi di genere’.

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Il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Unical sul corso di studi di genere

Quello che segue è il comunicato stampa del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’università della Calabria sul corso di studi di genere.

COMUNICATO STAMPA – Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Come dipartimento di Scienze Politiche e Sociali desideriamo chiarire la spiacevole situazione che si è venuta a creare rispetto all’insegnamento di Studi di genere, tenuto dalla dott.ssa Corradi presso l’ex facoltà di Scienze politiche, circa la “presunta” cancellazione del corso, intorno a cui è stata costruita una “cattiva” informazione che ci lascia sconcertati.

Rispetto a quanto è stato diffuso su alcune testate nazionali che hanno fra l’altro dato vita a una petizione via web, desideriamo precisare quanto segue:

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Alisa Del Re: Killing me Softly… (sugli studi di genere all’università di Padova)

Grazie alla segnalazione di Liliana Ellena, ecco un altro contributo al dibattito sugli studi di genere nelle università italiane (è già stato pubblicato anche su Femminismo a Sud). L’intervento di Alisa Del Re, direttora del CIRSPG (Centro interdipartimentale di ricerca: Studi sulle politiche di genere) dell’università di Padova, cita ampi stralci sia del nostro documento dal titolo Dal margine degli studi di genere: una proposta politica, sia dell’intervento del Centro di Women’s studies Milly Villa dell’università della Calabria.

Killing me Softly… Per tre anni non sarà attivato il corso di Politiche di pari opportunità presso il SPGI all’Università di Padova

Un po’ di storia.

Nel 2003 il Fondo sociale europeo stanziò dei fondi per le pari opportunità nel Veneto, e una parte arrivò all’Università. In una riunione dei Presidi di Facoltà dell’epoca si cominciò a dibattere su come spendere questi soldi: chi proponeva di attivare dei corsi di inglese, altri dei corsi di informatica (ovviamente con una maggioranza di donne tra i partecipanti). Facevo allora parte del Comitato Pari Opportunità dell’Università di Padova e mi precipitai (letteralmente) non invitata a quella riunione, spiegando che la cosa più utile era attivare dei corsi di Ateneo di Pari opportunità (a crediti liberi). Visto che non si sottraevano molti soldi e che in fondo l’FSE richiedeva proprio questo, il corso venne accettato e promosso. Così è nato il corso di Politiche di Pari Opportunità. Finiti i fondi FSE, il corso fu inserito nel Manifesto degli studi di Scienze Politiche, sempre a libera scelta, e fu frequentato attivamente da molti studenti e studentesse (una media di 100-150 studenti/esse l’anno, non solo di Scienze Politiche, ma anche di altre Facoltà). Nello stesso tempo venne attivato il corso Politiche sociali e politiche di pari opportunità nella UE per le lauree specialistiche (poi magistrali), sempre a libera scelta. Così veniva completato un piccolo percorso di studi di genere che spesso diventava trampolino per delle tesi di ricerca di un certo spessore. Nei due corsi il programma era vasto, spaziava dai temi della cittadinanza politica delle donne a quelli degli stereotipi di genere, dai temi delle discriminazioni sul lavoro alle molestie e al mobbing, dalle istituzioni di parità alle direttive europee, dalla violenza contro le donne e alla stupro come arma di guerra al governo del territorio da un punto di vista di genere. In mancanza di testi specifici furono adottati due manuali: uno per le lauree triennali (Del Re A., Perini L. (2009) Politiche di Pari Opportunità, Manuale per le lauree triennali, Padova, Cleup; Del Re A. (a cura di) (2008) Manuale di Pari Opportunità: per un orientamento sulle politiche di genere, Padova, Cleup). Nel 2008 venne finalmente realizzato il Centro interdipartimentale di ricerca: Studi sulle politiche di genere (CIRSPG) dentro i cui progetti di ricerca confluirono molte tesi elaborate dagli studenti del percorso di studi di genere (tra l’altro il progetto dell’Osservatorio delle elette del Veneto, che raccoglie i dati di genere dei 581 comuni del Veneto dal 1946 ai giorni nostri, visibile nel sito del CIRSPG).

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Sulla chiusura del corso di Storia delle donne e di genere a Torino

Ancora da Femminismo a Sud – che ha avviato un vero e proprio censimento sullo stato degli studi di genere nelle università italiane – la denuncia di Anna Badino, Graziella Bonansea, Liliana Ellena, Elena Petricola sulla chiusura del corso di Storia delle donne e di genere all’università di Torino:

Riceviamo e molto volentieri condividiamo questo documento che racconta come sia avvenuta la chiusura del corsi di “Storia delle donne e di genere” attivati precedentemente nell’Università di Torino e del Piemonte Orientale. Per inviarci altre notizie sui corsi chiusi, in vita, confinati a margine, in Italia scrivete a vogliamostudidigenere@grrlz.net. Buona lettura!

Il censimento in corso promosso da Femminismo a Sud, a partire dall’episodio più recente ed eclatante della chiusura del corso di studi di genere all’Università della Calabria, ci spinge a raccontare la nostra storia. A partire dal 2007-08 e per tre anni la Commissione Pari Opportunità della Regione Piemonte su sollecitazione del Cirsde (Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne), ha promosso, sulla base di convenzioni con i Rettori delle Università piemontesi, quattro corsi di “Storia delle donne e di genere”, che sono stati attivati nelle Facoltà di Lettere dell’Università di Torino e dell’Università del Piemonte Orientale (Vercelli), e nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università del Piemonte Orientale (Alessandria) dove abbiamo insegnato come docenti a contratto.

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