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Femministe a parole. Grovigli da districare

Venerdì 27 aprile, alle 18.30 al Caffè letterario della Casa Internazionale delle Donne, in via della Lungara a Roma, incontro-dibattito con le autrici e le curatrici del volume Femministe a parole. Grovigli da districare, a cura di Sabrina Marchetti, Jamila M.H. Mascat e Vincenza Perilli, appena pubblicato nella collana Sessismoerazzismo di Ediesse:

Quali sono le questioni su cui si interrogano le femministe di oggi? Il velo, le veline, le modificazioni genitali, la famiglia e il sex work, e ancora, Dio, la poligamia, il welfare, la globalizzazione. Che significato assumono parole chiave della tradizione femminista come sesso, genere, differenza, autodeterminazione e riproduzione, oggi? Sono questi alcuni dei temi affrontati nel volume, un dizionario ragionato, frutto del confronto fra femministe di provenienza, età, formazione e competenze diverse, pensato con lo scopo di aiutare a chiarirsi le idee. Senza voler mettere fine al dibattito e invitando, invece, a continuare la discussione.

IL LIBRO
FEMMINISTE A PAROLE. Grovigli da districare
Collana Sessismoerazzismo, pagine 368, prezzo 18 euro

Femministe a parole è un volume sulle questioni controverse che hanno attraversato il dibattito femminista nel corso degli ultimi anni: il multiculturalismo e i diritti delle donne, l’Islam in Europa e l’affaire du voile, la condizione postcoloniale e l’impatto delle migrazioni, il rapporto tra universalismo e relativismo culturale, il ruolo dei corpi e la performance dei generi. Intorno a questi temi, e molti altri ancora, nasce un dizionario ragionato delle contraddizioni, degli ossimori e delle domande complicate: un dizionario di «grovigli» redatto da 44 autrici, tutte femministe con percorsi ed esperienze diverse, che si cimentano nell’impresa non facile di fare i conti con le parole.

La scrittrice afroamericana bell hooks ci ricorda che il linguaggio è «anche un luogo di lotta». Molto prima di lei Virginia Woolf si rammaricava del fatto che alle donne mancasse il tempo di coniare parole nuove, sebbene il linguaggio ne avesse veramente bisogno. Una delle più importanti lezioni che il femminismo ci ha trasmesso, infatti, è che il linguaggio non è affatto neutro, ma riflette e veicola rapporti di dominazione. E visto che le parole sono sempre state imbevute di ideologie sessiste, razziste e classiste, le femministe hanno costantemente sentito il bisogno di condurre delle battaglie contro e dentro il linguaggio.

Per le femministe di oggi, però, prendere la parola sul mondo è diventato sempre più complicato: che dire del velo, delle veline, delle modificazioni genitali e della chirurgia estetica? Della famiglia, del sex work, del postporno? Che dire di Dio, della poligamia, del welfare e della globalizzazione? Le identità sono un bene o un male? E le culture sono solo quelle «degli altri»? Le risposte non sono a portata di mano, ma grazie a questi interrogativi il pensiero delle donne è chiamato a riattivare la capacità di convivere con le contraddizioni, riscoprendo così la sua vocazione eterogenea e plurale.

Indice delle voci e delle autrici
Anticolonialismo  (Anna Vanzan) – Autodeterminazione (Tamar Pitch) – Backlash (Jamila M.H. Mascat) – Bianchezza (Gaia Giuliani) – Biomedicina (Olivia Fiorilli) – Cittadinanza (Alessandra Sciurba) – Classe (Andrea D’Atri) – Colonizzatrici (Catia Papa) – Colore (Valeria Ribeiro Corossacz) – Cristiane (Sara Cabibbo) – Differenza (Lea Melandri) – Donne di destra (Isabella Peretti e Barbara Mapelli) – Europa (Enrica Rigo) – Famiglie (Gaia Giuliani) – Femminismo islamico (Renata Pepicelli) – Femminismo postcoloniale (Caterina Romeo) – Femminismo transazionale (Elisabetta Pesole) – Generazioni migranti (Giulia Cortellesi) – Globalizzazione (Laura Ronchetti) – Integrazione (Silvia Cristofori) – Intersezionalità (Vincenza Perilli e Liliana Ellena) – Lesbica (Elisa A.G. Arfini) – Madre-patrie (Isabelli Peretti) – Mamme col fucile (Inderpal Grewal; trad. Ambra Pirri) – Maternità surrogata (Daniela Danna) – Matrimoni (Daniela Danna) – Migranti (Francesca Brezzi) – Modificazioni (Beatrice Busi) – Multiculturalismo (Laura Ronchetti) – Neo-Orientalismo (Jamila M.H. Mascat) – Noir (Stefania Vulterini) – Omonazionalismo (Barbara De Vivio e Suzanne Dufour) – Poligamia (Maria Rosaria Marella) – Postporno (Rachele Borghi) – Prostituzione (Giulia Garofalo) – Queer (Monica Pietrangeli) – Razza (Valeria Ribeiro Corossacz) – Relativismo culturale (Annamaria Rivera) – Riproduzione assistita (Alessandra Gribaldo) – Serva & padrona (Sabrina Marchetti) – Sesso/genere (Liliana Ellena e Vincenza Perilli) – Spazio (Rachele Borghi) – Subalterna (Angela D’Ottavio) – Sviluppo sostenibile (Daniela Danna) – Tricolore (Sonia Sabelli) – Uomo (Laboratorio Smaschieramenti) – Velate e svelate (Chiara Bonfiglioli) – Veline (Giovanna Zapperi e Alessandra Gribaldo) – Welfare transnazionale (Flavia Piperno).

Le curatrici
Sabrina Marchetti. Ha conseguito un dottorato in Studi di Genere presso l’Università di Utrecht e svolge attività di ricerca lavora all’Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Si occupa di razzismo, migrazione e lavoro di cura. Per la collana sessismoerazzismo ha pubblicato  Le ragazze di Asmara (2011) e collaborato al volume Schengenland (a cura di Isabella Peretti, 2010).
Jamila M.H. Mascat. Dottore di ricerca in Filosofia, è attualmente research fellow  presso la Jan Van Eyck Academie di Maastricht. Si occupa di Hegel, teorie della postmodernità e studi postcoloniali. Per questa collana ha contribuito al volume Schengenland (a cura di Isabella Peretti, 2010).
Vincenza Perilli. Svolge attività di ricerca sui femminismi degli anni Settanta, colonialismo italiano e intersezionalità. Ha pubblicato articoli su diverse riviste specialistiche e, in questa stessa collana, è fra le autrici di Specchio delle sue brame (a cura di Laura Corradi, 2012).

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Patria e lettere. Per una critica della letteratura postcoloniale e migrante in Italia

Oggi alle ore 18:00, alla Libreria Mondadori di via Piave 18, a Roma, Caterina Romeo e Filippo La Porta presentano il libro Patria e lettere. Per una critica della letteratura postcoloniale e migrante in Italia, di Ugo Fracassa, che insegna Critica letteraria e Teorie della letteratura all’università di Roma Tre. Nel luglio del 2002, a Lucca, durante il II Seminario degli scrittori migranti in Italia, lo scrittore brasiliano Julio Monteiro Martins aveva affermato che l’establishment letterario chiede che questi “intrusi” siano rinchiusi e segregati in una nicchia concettuale, così possono essere trattati con benevolenza, senza minacciare gli spazi degli scrittori “nativi”. Secondo Martins, il sistema è disposto a concedere loro un posto speciale, ciò che non è disposto a concedere, appunto, è la normalità; forse ad alcuni degli scrittori di origine straniera (ai meno bravi sicuramente) piace stare protetti all’ombra di questa nicchia, che gli offre una sorta di piccolo spazio editoriale non competitivo e sicuro, ma questi scompariranno di sicuro fra poco. Le cose maturano oggi in una direzione molto diversa – concludeva Martins – con un livello davvero superiore di qualità letteraria, tanto che pochi autori dovranno essere messi alla stessa altezza degli altri scrittori italiani, come Svevo o Morante. A dieci anni di distanza da queste osservazioni, mi sembra che il libro di Ugo Fracassa sia un tentativo riuscito in questo senso, proprio per la capacità di riconoscere, alle opere di scrittori e scrittrici migranti e postcoloniali, una possibilità di interazione all’interno del canone letterario italiano. Di seguito la scheda del libro, dal sito dell’editore.

Ugo Fracassa, Patria e lettere. Per una critica della letteratura postcoloniale e migrante in Italia, Giulio Perrone 2012
Tra il passato coloniale di alcune nazioni europee ed il presente migratorio che investe ampie zone del mondo globalizzato esiste una relazione che produce peculiari riflessi a livello letterario. A partire dalla consapevolezza del vincolo che lega, anche in Italia, lo specifico canone del romanzo postcoloniale e le nuove scritture migranti, il volume propone un’analisi per casi esemplari – Malaparte e Flaiano a fronte, tra gli altri, di Hajdari e Lakhous – che ambisce a suggerire un approccio critico bilaterale, ispirato ad un principio di complementarietà. Porre in valore la dimensione postcoloniale di certe scritture autoctone mentre si riconosce ai nostri narratori e poeti migranti piena cittadinanza nelle “patrie lettere”. Se gli usi dialettali o l’insistito omaggio ai nostri classici novecenteschi consentono, infatti, a certi autori italofoni contemporanei di interagire ormai con la tradizione nazionale, la centralità dell’immaginario coloniale ha prodotto, per esempio in Flaiano, stranianti epifanie d’oltremare nel cuore della dolce vita capitolina, e poteva consentire all’ultimo Malaparte di riconoscere, nelle umiliazioni imposte ai popoli del Corno d’Africa, l’eco di un celebre episodio napoletano de La pelle.

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Riposizionare la subalternità

Il 6 e 7 aprile a Maastricht si terrà una conferenza dal titolo Relocating Subalternity, organizzata dalla Jan van Eyck Academie. Il programma completo si può leggere qui. Di seguito traduco velocemente una breve presentazione:

Il simposio Relocating Subalternity si propone di esplorare sia i limiti che le potenzialità della nozione (genderizzata) di subalternità. Qual è la relazione tra subalternità, agency e soggettività? Quali sono le possibili intersezioni tra la subalternità e le altre forme ed esperienze di assoggettamento? La subalterna (o il subalterno) può diventare un agente delle lotte? Quali sono le implicazioni politiche del crescente interesse nei confronti della marginalità e della subalternità nell’accademia e nell’arte? La conferenza sarà uno spazio di confronto politico e teorico tra le diverse posizioni concettuali e normative che sono emerse nella teoria queer, femminista e postcoloniale. Interverranno Nikita Dhawan (Goethe-University di Francoforte), Elsa Dorlin (Panthéon-Sorbonne University), Dhruv Jain (Jan van Eyck Academie), Jasbir Puar (Rutgers University), Srila Roy (University of Nottingham), Asha Varadharajan (Queen ‘s University), Jamila Mascat e Sara de Jong (entrambe JVE Academie).

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Fuori centro: percorsi postcoloniali in narrativa, musica e poesia

In occasione della presentazione del volume Fuori centro. Percorsi postcoloniali nella letteratura italiana, a cura di Roberto Derobertis (Aracne editrice, 2010), giovedì 22 marzo, alle ore 19.00, alla libreria Giufà, si terrà un incontro/dibattito sulle tracce delle migrazioni e dei percorsi postcoloniali che attraversano l’Italia contemporanea: in narrativa, musica e poesia. Interverranno Mia Lecomte, poeta italo-francese e studiosa di letteratura della migrazione, ideatrice della Compagnia delle poete, e Alessandro Portelli, docente di letteratura angloamericana e presidente del Circolo Gianni Bosio, con cui conduce il progetto di ricerca Roma Forestiera. Saranno presenti, tra gli autori e le autrici del volume, Daniele Comberiati, Roberto Derobertis e la sottoscritta. Seguirà una performance musicale di Anatole Tah, percussionista, cantante e ballerino ivoriano. Grazie ad Angela D’Ottavio per aver curato la grafica della locandina e della copertina del libro!

Il volume Fuori centro. Percorsi postcoloniali nella letteratura italiana – proponendo un percorso attraverso testi letterari di autrici e autori italiani del primo Novecento e contemporanei – indaga i rapporti tra la storia della presenza coloniale italiana in Africa e la condizione di soggetti che, nel contesto globale, transitano tra la terra d’origine e l’Europa, la terra degli ex colonizzatori. In particolare, i saggi si interrogano sul modo in cui i linguaggi letterari rielaborano l’ambivalente coesistenza tra oblio della storia coloniale, razzismo e ibridazioni culturali nell’“Italia postcoloniale” di oggi. Include contributi di Bruno Brunetti, Daniele Comberiati, Roberto Derobertis, Cristina Lombardi-Diop, Sonia Sabelli, Monica Venturini.

La Compagnia delle poete è composta da poete di diversi continenti, accomunate da una storia personale di migranza e transnazionalità. L’idea è quella di una sorta di “orchestra” che armonizzi la poesia di ciascuna poeta, influenzata dalle diverse tradizioni linguistiche e culturali. Per riportare la poesia al pubblico, restituendola alla sua originaria funzione di oralità condivisa. E per dare voce alla scrittura migrante, che all’oralità è legata più di ogni altra per quanto riguarda la tradizione di alcuni paesi, ed è il risultato più interessante e innovativo dell’ibridazione che contraddistingue la storia più vitale della cultura di questo secolo.

Con il progetto Roma Forestiera, il Circolo Gianni Bosio si propone di rilevare i repertori e le forme musicali dei migranti che vivono a Roma e provincia. A partire da questa ricerca è stato realizzato un cd dal titolo Istaraniyeri. Musiche migranti a Roma. Gli interpreti provengono da 15 paesi e si esprimono in 20 lingue diverse. Come la letteratura migrante è uno dei filoni più nuovi e affascinanti della letteratura italiana contemporanea, allo stesso modo la moltitudine di musiche forestiere è la vera musica popolare della Roma di oggi – la musica delle strade, delle periferie, delle comunità, degli emarginati, dei subalterni.

La libreria caffè Giufà, specializzata in narrativa straniera, italiana e migrante, è in via degli Aurunci 38, a Roma (zona San Lorenzo).

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L’uso strumentale delle donne nel neoliberismo: Sessismo democratico alla radio

Oggi, alle 16.30 su RadiOndaRossa 87.9 fm, presentazione del libro Sessismo democratico. L’uso strumentale delle donne nel neoliberismo (Mimesis 2012). La trasmissione va in onda all’interno della speciale 24ore radiofonica che il  Martedì autogestito da femministe e lesbiche di RadiOndaRossa propone per l’8 marzo (il palinsesto completo si può leggere qui). Saranno presenti in studio Anna Simone, la curatrice del volume, già autrice del bellissimo I corpi del reato. Sessualità e sicurezza nelle società del rischio (Mimesis 2010), ed Elisa Giomi, una delle autrici, ideatrice del ciclo di trasmissioni Stelle di polvere. Stereotipi di genere e media. Il libro raccoglie i saggi di Lorella Cedroni, Sara Fariello, Stefania Ferraro, Michela Fusaschi, Elisa Giomi, Marzia Mauriello, Rosa Parisi, Caterina Peroni, Leandro Sgueglia, Alessandra M. Straniero. La postfazione è di Antonello Petrillo. E già da questa breve presentazione si preannuncia una lettura molto interessante. Buon ascolto!

Oggi nessuna agenzia sociale o istituzionale, così come nessuna forma di organizzazione dei saperi e della comunicazione di massa considera secondarie le donne. Sulle donne si organizzano master, corsi di formazione, campagne pubblicitarie e campagne antidiscriminazione. Delle donne si occupano il diritto, l’economia, la criminologia, la politologia, la comunicazione, il marketing etc. Eppure all’interno di queste pratiche e di questi discorsi la donna appare sempre come una “vittima”, docile e subalterna, o al contrario come un’erinni dei giorni nostri “maschilizzata”, aggressiva, violenta, spregiudicata. L’inclusione delle donne nella vita pubblica, insomma, è l’ultima frontiera del politically correct, ma sicuramente si organizza a partire da forme di produzione dello stigma che trasformano la differenza stessa in mero “differenzialismo”, ovvero in un potere in cui le stesse donne vengono “oggettivate” e, contemporaneamente, “desoggettivate”. Non si tratta, evidentemente, di sostituire il potenziale della differenza con la logica del ritorno all’eguaglianza, né tantomeno con la logica dell’emancipazionismo. Ciò che scompare da questo tipo di narrazioni, semmai, è proprio la complessità, nonché l’eccedenza, ovvero quel bisogno di non sganciare il corpo femminile dalla sua forma di vita, dalla singolarità della sua esperienza, che certo non può ridursi a mero “oggetto” del discorso pubblico o ad un “corpo sociale” identificabile attraverso le ripartizioni identitarie. Di qui la necessità di leggere il fenomeno paradossale del “sessismo democratico” nelle società neo-liberali.

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Performare il genere: costruzione e decostruzione degli stereotipi nelle arti visive

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Una nuova rivista di studi di genere

È appena uscito il primo numero della nuova rivista on-line «AG About Gender, Rivista internazionale di studi di genere». Il volume, che si intitola A proposito di generi. Lgbti, queer, maschilità, femminismi e altri confini, include contributi Michael Kimmel, Stefano Ciccone, Elisabetta Ruspini, Franca Bimbi, Olivia Guaraldo, Alessandra Facchi, Alisa Del Re e Janet Newman. La rivista si propone come un punto di riferimento «concreto e visibile» per studiosi e studiose impegnate in una riflessione sul genere, fuori e dentro l’accademia, favorendo così il faticoso processo di consolidamento di questo filone di studi in termini di riconoscimento istituzionale. Uno strumento prezioso dunque, per favorire il dibattito pubblico e superare l’isolamento e l’invisibilità che spesso caratterizza i percorsi di ricerca attualmente in corso in Italia. Tanto più che i contenuti della rivista sono ad accesso aperto, poiché la redazione ritiene che «rendere le ricerche disponibili liberamente al pubblico migliori lo scambio della conoscenza a livello globale».

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CFP Femminismi nel Mediterraneo

La redazione di «Genesis», la rivista della Società italiana delle storiche, invita a contribuire a un numero monografico sui femminismi nel Mediterraneo, che nasce come uno sviluppo del seminario omonimo, tenutosi a Bologna il 14 dicembre scorso. Di seguito il call for paper.

Progetto per un numero di «Genesis» su Femminismi nel Mediterraneo
Scadenza presentazione proposte: 15 aprile 2012

Il Mediterraneo, nel continuo peregrinare da una riva all’altra si rivela come crocevia di esperienze culturali, sociali e religiose, in conversazioni con ambiti culturali di matrice diversa, permettendo non solo l’assimilazione ma anche la rielaborazione di concetti che mostrano una realtà in fermento e in continua evoluzione. Ed è proprio nel laboratorio vivente del Mediterraneo che rintracciamo una ri-definizione plurale del femminismo. Gli studi, tra gli altri, di Margot Badran sull’Egitto (1995), di Mounira Charrad (2001) e Zakia Daoud (1994) sui paesi del Maghreb, di Julie Peteet sulla Palestina (1991) hanno contribuito alla decostruzione dell’idea di una presunta omogeneità all’interno del mondo “arabo-islamico”, dimostrando che le vicende politiche dei singoli paesi hanno influito profondamente sulle relazioni di genere, producendo esiti diversi.
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CFP Black Mediterranean Afro-Italian Narratives

Dal 2 al 5 aprile 2012, in Nigeria, nell’ambito del Lagos Black Heritage Festival Symposium, si terrà una conferenza sulle narrazioni afroitaliane del Mediterraneo nero. Nell’espressione “Mediterraneo nero” risuona l’Altantico nero con cui Paul Gilroy definisce la cultura transnazionale che trova orgine nella diaspora nera e nella tratta degli schiavi, ma l’obiettivo della conferenza è di tracciare una specifica mappatura della presenza nera nel Mediterraneo. La definizione di letteratura afroitaliana, invece, è stata introdotta da Alessandro Portelli con un saggio intitolato Le origini della letteratura afroitaliana e l’esempio afroamericano, pubblicato in un numero monografico dell’Annuario del Centro Studi Franco Fortini, dal titolo L’ospite ingrato. Globalizzazione e identità. (Quodlibet, 2000, pp. 69-86), poi disponibile anche sulla rivista online di letteratura della migrazione «El-Ghibli». La conferenza si inserisce in una serie di eventi annuali finalizzati a esplorare le connessioni tra il continente africano e la sua diaspora nell’Europa contemporanea. La scelta di focalizzare il primo evento della serie sulle connessioni tra l’Italia e la Nigeria è singolare perché la Nigeria non è mai stata una colonia italiana (a differenza dei paesi del Corno d’Africa), eppure – come sostengono gli organizzatori dell’evento – la presenza italiana è fortemente sentita in Nigeria e il legame tra i due paesi è evidente se si guarda ai flussi migratori. Sui nessi tra l’immigrazione e gli interessi italiani in Nigeria (e in particolare sullo sfruttamento delle risorse da parte dell’Eni e la storia di Joy, la donna nigeriana che ha denunciato per tentato stupro un poliziotto italiano) si può leggere un illuminante articolo di Pierluigi Sullo pubblicato su «il manifesto» del 18 marzo 2010, col titolo Joy e l’Eni. Le proposte di intervento per partecipare alla conferenza devono essere inviate entro il 30 gennaio prossimo. Di seguito la locandina con tutti i dettagli.

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Un dibattito sul razzismo letterario

Con un articolo pubblicato su Saturno, l’inserto culturale del «Fatto Quotidiano» il 16 gennaio scorso,  Daniela Padoan ha proposto l’attribuzione di un virtuale ius soli agli scrittori “stranieri” che scrivono in lingua italiana. Attorno a questa proposta si è aperto un dibattito – in cui sono intervenuti finora Igiaba Scego e Mohamed Malih – sul «razzismo letterario» e sul trattamento che l’industria culturale italiana riserva agli scrittori migranti e figli di migranti. Di seguito l’elenco degli articoli pubblicati finora e i relativi link per leggerli sul sito del quotidiano. Nelle intenzioni del giornale il dibattito è aperto a nuovi interventi di scrittrici e scrittori, studiose e studiosi, che verranno pubblicati in un’apposita pagina del sito.

Daniela Padoan
Razzismo letterario: scrivi in italiano e non vinci mai
Gli scrittori immigrati, anche se scrivono in italiano o sono nati qui, non vengono considerati parte della letteratura italiana e a nessuno di loro è mai stato consegnato un premio letterario di alto livello. Ma la letteratura oggi è meticcia, come dimostrano casi stranieri come quello di Ben Jelloun e Kureishi
16 gennaio 2012

Igiaba Scego
In attesa della cittadinanza letteraria
Igiaba Scego, giornalista e scrittrice nata in Italia da una famiglia di origini somale, risponde all’articolo di Daniela Padoan sugli scrittori che scrivono in italiano e non vincono premi letterari. L’esperienza della Scego è diversa, e l’articolo diventa spunto per attribuire le responsabilità anche ai media e alle case editrici
18 gennaio 2012

Mohamed Malih
Chi sono i lettori della “letteratura migrante”
Dopo gli articoli di Daniela Padoan e Igiaba Scego continua il confronto sul “razzismo letterario”. Oggi ospitiamo l’intervento pungente di Mohamed Malih, autore del blog Stracomunitari
19 gennaio 2012

Daniela Padoan
Scrittori stranieri e industria culturale
19 gennaio 2012

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