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Postcoloniale e revisione dei saperi: da postcolonialitalia ad aut aut

Ringrazio Roberto Derobertis per la segnalazione di questa nuova e interessantissima pubblicazione del gruppo di ricerca postcolonialitalia. Di seguito l’indice e il link per leggere le prime pagine di ogni articolo, visibili in anteprima sul sito dell’editore.

autaut copertina

“Postcoloniale e revisione dei saperi”:
da postcolonialitalia ad aut aut

Nell’ultimo numero di aut aut (364, ottobre-dicembre 2014) è uscita una raccolta di interventi dal titolo “Postcoloniale e revisione dei saperi”, che fa seguito al workshop postcolonialitalia su “Gli studi postcoloniali nelle scienze umane: teorie, storie, metodi e pratiche italiane” (6 dicembre 2013).

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Je suis Charlie… ma non su Palestina-Israele

Una interessante riflessione di Ruba Salih sull’incontro dal titolo Europa e Medio Oriente oltre gli identitarismi. Dialoghi con Ilan Pappé, che si sarebbe dovuto tenere il 16 febbraio scorso all’università di Roma Tre, ma all’ultimo momento il rettore ha revocato la concessione della sala. In seguito a questo episodio, che costituisce un evidente esercizio di censura, è stato redatto un appello per la libertà accademica che si può leggere e sottoscrivere qui.

Je suis Charlie”… ma non su Palestina-Israele
In difesa della liberta’ accademica tra censure, cesure e dissenso

Ruba Salih
School of Oriental and African Studies, University of London

Roma, 16 Febbraio 2016

Qualche mese fa venne pubblicata una storia abbastanza inusuale sulla rivista Yedioth Hakibbutz, la rivista del kibbutz Degania. La prima pagina recitava: “Abbiamo espulso, bomardato e ucciso”. Il titolo richiamava una intervista di tre pagine contenuta all’interno della rivista con l’ex combattente dell’ allora Palmach, e residente del Kibbutz, Mr Kahanovich, nella quale appunto quest’ultimo raccontava dalla Guerra del 1948 e confessava il suo ruolo e la sua partecipazione alla espulsione e uccisione di civili palestinesi durante gli eventi.

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Edward Said e l’invenzione dell’esotico meridionale

Dal sito dell’editore Progedit, una recensione di Marco Gatto al volume curato da Bruno Brunetti e Roberto Derobertis, Identità, migrazioni e postcolonialismo in Italia (che avevo segnalato qui), pubblicata sul «Manifesto» del 18 febbraio scorso.

Edward Said e l’invenzione dell’esotico meridionale
Marco Gatto
Saggi. «Identità, migrazioni e postcolonialismo in Italia», un volume collettivo per Progedit. Una riflessione sul ruolo della letteratura a partire dagli studi sul passato coloniale italiano che si rifanno alle tesi di Edward Said

Il lavoro di deco­stru­zione dell’immaginario colo­niale ita­liano è intra­preso oggi, in Ita­lia, da una sem­pre più nume­rosa schiera di stu­diosi. La pro­li­fe­ra­zione di con­ve­gni e di occa­sioni pub­bli­che sul tema della let­te­ra­tura post­co­lo­niale ita­liana ne è una con­ferma (in que­sti giorni si tiene a Padova un ricco sim­po­sio inti­to­lato Archivi del futuro). Così pure il ten­ta­tivo di ela­bo­ra­zione teo­rica messo in campo da non pochi ricer­ca­tori ha dato vita ad appro­fon­di­menti, inda­gini, rifles­sioni che descri­vono, ormai, un con­te­ni­tore ricco di sol­le­ci­ta­zioni e stimoli.

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Princesa: presentazione dell’edizione online

princesaVenerdì 27 febbraio 2015, alle 17.30 alla Casa della Memoria e della Storia (via San Francesco di Sales 5, Roma), il Circolo Gianni Bosio invita alla presentazione della versione digitale di Princesa (www.princesa20.it), dal libro di Fernanda Farias de Albuquerque e Maurizio Iannelli, Sensibili alle foglie, 1994.

Si tratta di una tra le prime opere riconducibili alle cosiddette “scritture migranti” in Italia. La storia racconta il viaggio di Fernandinho, dal Nordeste brasiliano all’Italia e verso una nuova identità di genere, quella di Fernanda (Princesa, appunto).

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Insegnare genere e “razza”: eredità coloniali e nuove prospettive

Questo è il contributo che ho scritto con Manuela Coppola per il volume sulla didattica di genere realizzato dal Laboratorio di studi femministi «Anna Rita Simeone» Sguardi sulle Differenze, che avevo già segnalato qui. La versione in pdf si può scaricare da qui.

Insegnare genere e “razza”: eredità coloniali e nuove prospettive[1]
di Manuela Coppola e Sonia Sabelli

in Maria Serena Sapegno (a cura di), La differenza insegna. La didattica delle discipline in una prospettiva di genere,  Carocci, Roma 2014, pp. 29-36

Introduzione

L’esigenza di coniugare pedagogia femminista e antirazzista è cruciale per l’Italia che, nella relazione annuale di Amnesty International del 2011, è descritta come un Paese ancora alle prese con intolleranza e discriminazioni fondate sul genere e l’etnicità. In quest’ottica, ci proponiamo di esplorare lo scarto esistente tra un corpus emergente di opere critiche che analizzano il persistente impatto del colonialismo sulle forme di razzismo e sessismo attuali, e la pratica quotidiana di insegnare alle nuove generazioni. A partire dalla necessità di colmare questo divario tra approcci teorici e pratiche educative, nelle pagine seguenti vorremmo offrire strumenti utili per stimolare nella didattica scolastica una maggiore consapevolezza delle intersezioni tra sessismo e razzismo, ponendo l’attenzione sui discorsi attraverso i quali si costruiscono le differenze di genere e razza, e smantellando la presunta “naturalezza” e inoffensività di atteggiamenti sessisti e razzisti. Utilizziamo infatti il termine “razza” nella consapevolezza che essa non esiste in quanto categoria materiale, fondata su una differenza biologica, ma solo come una costruzione culturale che – al pari delle categorie di sesso e genere – deve essere compresa alla luce delle relazioni sociali: ci riferiamo dunque a un’«invenzione» che, nel senso comune, è stata presentata come una differenza “naturale” proprio per legittimare il razzismo (cfr. Ribeiro Corossacz, 2013).

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Audre Lorde: strumenti per l’oggi

Il 21 febbraio al Giardino dei Ciliegi, a Firenze, si terrà una giornata di dibattito a partire dalla pubblicazione di Zami. Così riscrivo il mio nome e Sorella Outsider, di Audre Lorde, ora finalmente disponibili in traduzione italiana. Intervengono: Clotilde Barbarulli, Giovanna Covi, Vincenza Perilli, Barbara Bonomi Romagnoli, Elena Biagini, Liana Borghi, Sonia Sabelli & Stefania Doglioli, Alessia Rocco, Antonella Petricone, Laura Marzi, Roberta Rebori, Sandra Burchi, Pamela Marelli, Nicoletta Poidimani, Elisa Coco, Monica Pietrangeli. Si parlerà in particolare dei temi: Necessità e responsabilità del dire; Intersezionalità: identità e appartenenze; Razzismi; Politiche della rabbia: la rabbia come potere; …e l’erotismo? Tutte i dettagli sono qui e la locandina si può scaricare da qui. Per informazioni si possono contattare le organizzatrici: Clotilde Barbarulli (noreply@noblogs.org) e Liana Borghi (noreply@noblogs.org).

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Identità, migrazioni e postcolonialismo in Italia. A partire da Edward Said

Segnalo, anche se con un po’ di ritardo, la pubblicazione di un libro che stavo aspettando con ansia: Identità, migrazioni e postcolonialismo in Italia. A partire da Edward Said, a cura di Bruno Brunetti e Roberto Derobertis (Progedit, Bari 2014).
Il volume contiene saggi di Bruno Brunetti, Giuseppe Domenico Basile, Daniele Comberiati, Roberto Derobertis, Fulvio Pezzarossa, Paola Rotolo, Franca Sinopoli.
Nell’attesa di notizie su eventuali presentazioni e recensioni, e sperando di trovare il tempo per scriverne più diffusamente, incollo sotto la scheda del libro, dal sito dell’editore.

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Archivi del futuro: il postcoloniale, l’Italia e il tempo a venire

Dal 18 al 20 febbraio prossimi, all’università di Padova, si terrà il convegno internazionale di postcolonialitalia, dal titolo Archivi del futuro: il postcoloniale, l’Italia e il tempo a venire, di cui avevo già parlato qui. Sul sito del convegno si possono scaricare il programma e gli abstract degli interventi. Di seguito una breve presentazione.

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12.02.2015 La differenza insegna. La didattica delle discipline in una prospettiva di genere

Giovedì 12 febbraio, alle 19, alla Libreria Assaggi, in via degli Etruschi 4, a Roma, il Laboratorio di studi femministi Sguardi sulle Differenze organizza la prima presentazione del volume La differenza insegna. La didattica delle discipline in una prospettiva di genere, a cura di Maria Serena Sapegno (Carocci 2014). Intervengono Paola Masi (DWF), Francesca Terrenato (Sapienza Università di Roma), Rita Debora Toti (liceo scientifico E. Majorana di Latina), insieme alla curatrice e ad alcune delle autrici. Di seguito la scheda e l’indice del libro dal sito dell’editore. Il volume contiene anche una serie di schede introduttive alla sezione web, nella quale si possono liberamente scaricare, in versione powerpoint, alcuni esempi di unità didattiche utili per chi desidera praticare una didattica di genere in classe (per scaricare i ppt occorre prima registrarsi sul sito dell’editore Carocci e poi cliccare su «Allegati» nella pagina del sito dedicata al volume).

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Karim Metref: «Io non mi dissocio da niente»

In questi giorni ha avuto una certa visibilità in rete un commento di Igiaba Scego sui fatti di Parigi, pubblicato sul sito di Internazionale col titolo Non in mio nome, in cui la scrittrice italosomala prende la parola dal proprio posizionamento in quanto afroeuropea e musulmana, in difesa dell’islam e dei valori democratici, considerati come armi che l’Europa dovrebbe usare per vincere la guerra contro il terrorismo. Lo scrittore algerino Karim Metref, musulmano ma non praticante, le ha risposto sul blog del collettivo Alma (Alzo La Mano Adesso), con una lettera intitolata Io non mi dissocio da niente, che riporto qui perché mi sembra offra una visione molto lucida e condivisibile, per chi voglia prendere le distanze dalla strage senza essere complice della guerra al terrorismo e dell’islamofobia. Metref si rifiuta infatti di stare al gioco di chi vorrebbe dividere le persone musulmane che vivono in Europa in “terroristi” o “immigrati integrati” – in cui la stessa Scego sembra essere rimasta intrappolata – per smascherare l’ipocrisia che si nasconde dietro la retorica della democrazia occidentale e delle guerre imperialiste. Come sostiene Etienne Balibar in un articolo pubblicato su Dinamopress (Tre parole per i morti e per i vivi), «abbiamo bisogno di comunità», ma «questa comunità non è esclusiva», e c’è adesso una responsabilità dei musulmani, ma è anche un compito che tocca a noi, e questo “noi”, «qui e ora, include per definizione molti musulmani».

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