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FeminismIsForEverybody #2 bell hooks, Autocoscienza. Un cambiamento costante del cuore

bell hooks, Consciousness-Raising. A costant Change of Heart, in Feminism is for Everybody: Passionate Politics, South End Press, Cambridge, MA, 2000, pp. 7-12 (trad. it. di sonia sabelli)

Femministe non si nasce, si diventa. Non si diventa sostenitrice del femminismo semplicemente perché si ha il privilegio di essere nata femmina. Come per ogni posizione politica, si diventa sostenitrice del femminismo attraverso la scelta e l’azione. Quando le donne si organizzarono per la prima volta in gruppi per parlare insieme dei problemi del sessismo e della dominazione maschile, sapevano che le donne erano state socializzate a credere al pensiero e ai valori sessisti tanto quanto gli uomini, con la semplice differenza che gli uomini beneficiavano del sessismo più delle donne e, di conseguenza, era meno probabile che volessero abbandonare il privilegio patriarcale. Prima di poter cambiare il patriarcato, noi donne dovevamo cambiare noi stesse; dovevamo sollevare le nostre coscienze.

L’autocoscienza femminista rivoluzionaria enfatizzò l’importanza di conoscere il patriarcato in quanto sistema di dominazione, come è stato istituzionalizzato e come è stato perpetuato e sostenuto. Comprendere il modo in cui la dominazione maschile e il sessismo erano espressi nella vita quotidiana creò nelle donne la consapevolezza dei modi in cui erano vittimizzate, sfruttate e, nel peggiore degli scenari, oppresse. Agli inizi del movimento femminista contemporaneo, i gruppi di autocoscienza divennero spesso spazi in cui le donne semplicemente davano libero sfogo all’ostilità e alla rabbia repressa per essere state vittimizzate, con poca o nessuna concentrazione sulle strategie di intervento e trasformazione. Fondamentalmente molte donne sfruttate e ferite utilizzarono il gruppo di autocoscienza in maniera terapeutica. Era il luogo in cui esponevano e rivelavano apertamente le profondità delle loro ferite intime. Quest’aspetto confessionale serviva come un rituale di guarigione. Tramite l’autocoscienza le donne ottennero la forza necessaria per sfidare le forze patriarcali al lavoro e a casa.

Tuttavia è significativo che le fondamenta di questo lavoro siano state gettate dalle donne mentre esaminavano il pensiero sessista e creavano strategie con cui trasformare i nostri atteggiamenti e le nostre convinzioni, tramite una conversione al pensiero femminista e un impegno nella politica femminista. Fondamentalmente, il gruppo di autocoscienza era il luogo per la conversione. Per costruire un movimento femminista di massa le donne avevano bisogno di organizzarsi. La seduta di autocoscienza, che di solito si svolgeva a casa di qualcuna (piuttosto che in uno spazio pubblico che avrebbe dovuto essere affittato o donato), era un luogo di incontro. Era il luogo in cui le attiviste e le pensatrici femministe più esperte potevano reclutare nuove convertite.

È significativo che la comunicazione e il dialogo fossero al centro dell’agenda nelle sedute di autocoscienza. In molti gruppi vigeva l’abitudine di rispettare la voce di tutte. Le donne parlavano a turno per essere sicure che tutte fossero ascoltate. Questo tentativo di creare un modello di discussione non gerarchico offrì effettivamente a ogni donna una possibilità di parlare, ma spesso non creò un contesto per ingranare un dialogo. Comunque, nella maggior parte dei casi, il dibattito e la discussione si verificavano, di solito dopo che ognuna aveva parlato almeno una volta. Nei gruppi di autocoscienza la discussione polemica era frequente, poiché che era il modo in cui cercavamo di chiarire la nostra comprensione collettiva della natura della dominazione maschile. Solo attraverso la discussione e il disaccordo potevamo cominciare a trovare un punto di osservazione realistico sullo sfruttamento e l’oppressione di genere.

Quando il pensiero femminista, che inizialmente era emerso nel contesto di piccoli gruppi in cui le singole spesso si conoscevano tra loro (potevano aver lavorato insieme o essere amiche), cominciò a essere teorizzato su materiale stampato, in modo da raggiungere un pubblico più ampio, i gruppi si sciolsero. La creazione degli studi delle donne come disciplina accademica fornì un altro terreno in cui le donne potevano informarsi sul pensiero femminista e sulla teoria femminista. Molte delle donne che guidarono l’introduzione dei corsi di studi delle donne nei college e nelle università erano state attiviste radicali nelle lotte per i diritti civili, per i diritti omosessuali e negli inizi del movimento femminista. Molte di loro non avevano un dottorato, perciò entrarono nelle istituzioni accademiche ricevendo stipendi inferiori e lavorando per più ore rispetto alle colleghe di altre discipline. Quando le laureate e i laureati più giovani si unirono allo sforzo per legittimare il sapere femminista nell’università, noi ci rendemmo conto dell’importanza di ottenere dei riconoscimenti accademici più avanzati. Molte di noi consideravano l’impegno negli studi delle donne come un atto politico; eravamo preparate a sacrificarci pur di fornire un sostegno al movimento femminista nell’accademia.

Alla fine degli anni settanta gli studi delle donne stavano per diventare una disciplina accademica riconosciuta. Questo successo oscurò il fatto che molte delle donne che avevano aperto la strada all’istituzionalizzazione degli studi delle donne erano state licenziate perché avevano una laurea e non un dottorato. Mentre alcune di noi tornarono a studiare per ottenere un dottorato, alcune delle migliori e più brillanti tra noi non lo fecero perché erano totalmente disilluse dall’università ed esaurite dal troppo lavoro, oltre che deluse e arrabbiate perché la politica radicale che sosteneva gli studi delle donne era stata rimpiazzata dal riformismo liberale. Non molto tempo dopo i corsi di studi delle donne avevano rimpiazzato i gruppi di autocoscienza aperti a tutte. Infatti mentre nei diversi gruppi di autocoscienza si potevano trovare donne di varia provenienza, quelle che lavoravano esclusivamente come casalinghe o come impiegate statali insieme alle professioniste affermate, l’accademia era e rimane un luogo del privilegio di classe. Le donne di classe media, bianche e privilegiate che costituivano la maggioranza numerica, sebbene non fossero le leader radicali del movimento femminista contemporaneao, spesso ottennero rilievo perché erano il gruppo su cui si focalizzavano i mezzi di comunicazione di massa come rappresentanti della lotta. Le donne con una consapevolezza femminista rivoluzionaria, molte delle quali lesbiche e di origini operaie, spesso persero visibilità quando il movimento ricevette l’attenzione dei media dominanti. La loro rimozione giunse a compimento una volta che gli studi delle donne si furono trincerati dentro i college e le università, che sono strutture corporative e conservatrici. Quando i corsi di studi delle donne ebbero rimpiazzato i gruppi di autocoscienza come luoghi di trasmissione del pensiero femminista e delle strategie per il cambiamento sociale, il movimento perse la sua capacità di attirare le masse.

Improvvisamente sempre più donne cominciarono a definirsi “femministe” o a usare la retorica della discriminazione di genere per cambiare il loro status sociale. L’istituzionalizzazione degli studi femministi creò dei posti di lavoro sia nel mondo dell’accademia sia in quello editoriale. Queste trasformazioni professionali produssero forme di opportunismo carrieristico per cui donne che non si erano mai impegnate politicamente nella lotta femminista di massa adottarono la presa di posizione e il linguaggio femminista per trarne vantaggio in termini di mobilità sociale. Lo smantellamento dei gruppi di autocoscienza praticamente cancellò l’idea che per diventare una sostenitrice del femminismo si dovesse conoscere il femminismo e scegliere consapevolmente di abbracciare la politica femminista.

Senza il gruppo di autocoscienza come luogo in cui le donne affrontavano il proprio sessismo verso le altre donne, la direzione del movimento femminista poteva spostare l’attenzione sull’uguaglianza nella forza lavoro e sull’affrontare la dominazione maschile. Con l’attenzione concentrata soprattutto sulla costruzione della donna come “vittima” dell’uguaglianza di genere che merita di essere risarcita (sia tramite modifiche delle leggi discriminatorie sia tramite politiche di pari opportunità), passò di moda l’idea che le donne avessero bisogno innanzitutto di affrontare il proprio sessismo interiorizzato, come parte del diventare femminista. Le donne di tutte le età agirono come se l’interesse o la rabbia per la dominazione maschile o per l’eguaglianza di genere fossero tutto ciò di cui c’era bisogno per fare di una donna una “femminista”. Le donne che raccolsero la bandiera del femminismo senza affrontare il sessismo interiorizzato spesso finirono per tradire la causa nelle loro interazioni con le altre donne.

Agli inizi degli anni ottanta l’evocazione di una sorellanza politicizzata, che era stata cruciale all’inizio del movimento femminista, perse significato, dal momento che il terreno della politica femminista radicale fu oscurato da un femminismo basato sullo stile di vita, che suggeriva che qualsiasi donna avrebbe potuto essere femminista, indipendentemente dal suo credo politico. Inutile dire che un tale modo di pensare ha indebolito la teoria, la pratica e la politica femminista. Quando il movimento femminista si rinnoverà, rinforzando ripetutamente le strategie che permetteranno a un movimento di massa di mettere fine al sessismo e allo sfruttamento e all’oppressione sessista per tutte e per tutti, l’autocoscienza riconquisterà la propria originaria importanza. Imitando di fatto il modello degli incontri degli alcolisti anonimi, i gruppi di autocoscienza femminista avranno luogo nelle comunità, offrendo a tutte e tutti il messaggio femminista indipendentemente dalla classe, dalla razza o dal genere. Nonostante potrebbero emergere gruppi specifici basati su identità condivise, alla fine di ogni mese gli individui si ritroveranno in gruppi misti.

I gruppi di autocoscienza femminista composti da uomini sono indispensabili per un movimento rivoluzionario tanto quanto quelli composti da donne. Se ci fosse stata un’enfasi sui gruppi di uomini – che avrebbero potuto insegnare ai ragazzi e agli uomini che cosa è il sessismo e come può essere trasformato – allora sarebbe stato impossibile per i media rappresentare il movimento come anti-maschile. Ciò avrebbe anche prevenuto la formazione di un movimento di uomini anti-femministi. Spesso sulla scia del femminismo contemporaneo si sono formati dei gruppi di uomini che non hanno nemmeno affrontato il sessismo e la dominazione maschile. Il movimento femminista del futuro non ripeterà quest’errore. Gli uomini di ogni età hanno bisogno di spazi in cui affermare e valorizzare la loro resistenza al sessismo. Senza gli uomini come alleati nella lotta, il movimento femminista non potrà progredire. Per come stanno le cose adesso, abbiamo molto lavoro da fare per correggere l’assunzione profondamente radicata nella nostra cultura che il femminismo sia contro gli uomini. Il femminismo è contro il sessismo. Un uomo che si è spogliato del privilegio maschile, che ha abbracciato la politica femminista, è un degno compagno nella lotta e non una minaccia per il femminismo, mentre una donna che rimane attaccata al pensiero e al comportamento sessista che si infiltra nel movimento femminista è una pericolosa minaccia. È significativo che l’intervento più potente fatto dai gruppi di autocoscienza sia stata la richiesta che tutte le donne affrontino il loro sessismo interiorizzato, la loro fedeltà al pensiero e all’azione patriarcale e il loro impegno nella conversione femminista. Quell’intervento è ancora necessario. E rimane un passo indispensabile per chiunque scelga la politica femminista. Dobbiamo trasformare il nemico all’interno prima di poter affrontare il nemico all’esterno. La minaccia, il nemico, è il pensiero e il comportamento sessista. Fino a quando le donne innalzeranno la bandiera della politica femminista senza affrontare e trasformare il loro proprio sessismo, il movimento sarà irrimediabilmente compromesso.

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