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L’insofferenza dei confini: l’opera di Jarmila Očkayová tra critica femminista e letteratura migrante

Questo saggio è stato pubblicato in Alessandro Amenta e Laura Quercioli Mincer (a cura di), Omosessualità e Europa. Culture, istituzioni, società a confronto, Lithos, Roma 2006, pp. 71-84.

Una prima versione (più breve) di questo testo è l’intervento intitolato L’insofferenza dei confini. Gender e migrazione nell’opera di Jarmila Ockayová, presentato al convegno internazionale Omosessualità e Europa: culture, istituzioni, società a confronto, Università di Roma “La Sapienza”, 29-30 novembre 2005.

L’insofferenza dei confini: l’opera di Jarmila Očkayová tra critica femminista e letteratura migrante

Questo intervento è dedicato all’opera di Jarmila Očkayová, scrittrice nata in Slovacchia nel 1955 e trasferitasi in Italia nel 1974. Očkayová ha pubblicato racconti e poesie su diverse riviste di Bratislava. Dopo essersi laureata a Bologna, vive e lavora a reggio Emilia. Ha ripreso a scrivere dopo dieci anni di silenzio narrativo, impostole dal cambiamento di lingua, e ha pubblicato tre romanzi in lingua italiana: Verrà la vita e avrà i tuoi occhi (Baldini e Castoldi, 1995), L’essenziale è invisibile agli occhi (Baldini e Castoldi, 1997) e Requiem per tre padri (Baldini e Castoldi, 1998). Ha pubblicato inoltre un romanzo breve, Appuntamento nel bosco (EL, 1998), e ha curato la traduzione delle antiche fiabe slovacche raccolte da Pavol Dobšinský e pubblicate da Sellerio col titolo Il re del tempo. Nella sua scrittura – densa di riferimenti intertestuali, metafore e analogie – la frammentazione della soggettività si riflette a livello narrativo attraverso l’esibizione di un transito costante tra i confini culturali e linguistici, tra i ruoli di genere tradizionali e i generi letterari.

La mia analisi fa parte di una ricerca più ampia sulla letteratura italiana della migrazione, in cui mi sono avvalsa degli strumenti teorici e metodologici introdotti dalla critica femminista, per analizzare l’intersezione tra la differenza culturale e di genere. Si tratta di questioni ancora poco studiate in Italia, diversamente da altri paesi europei dove l’esperienza storica del colonialismo e delle migrazioni di massa – accanto all’istituzionalizzazione degli studi femministi e postcoloniali – ha costretto il mondo intellettuale a confrontarsi da tempo coi temi della diaspora, della diversità e dell’alterità.

Si tratta anche di un lavoro che deve essere fatto oggi, in un momento storico in cui la globalizzazione del denaro e delle merci si accompagna alla chiusura delle frontiere e alla restrizione delle leggi sull’immigrazione. In un momento in cui il sogno dell’europa unita si trasforma sempre più nella realtà della “Fortezza Europa”, il conflitto ideologico tra oriente e occidente serve a mascherare la stessa volontà di potenza e la stessa pretesa di unicità che caratterizza da sempre il pensiero filosofico occidentale […]

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