{"id":589,"date":"2011-02-04T13:00:49","date_gmt":"2011-02-04T12:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=589"},"modified":"2011-04-04T17:49:33","modified_gmt":"2011-04-04T15:49:33","slug":"edouard-glissant-21-09-1978-03-02-2011","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=589","title":{"rendered":"\u00c9douard Glissant"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\u00abLo scrittore contemporaneo, lo scrittore moderno, non \u00e8 monolingue, anche se non conosce che una sola lingua, perch\u00e9 scrive in presenza di tutte le lingue del mondo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abParlo e soprattutto scrivo in presenza di tutte le lingue del mondo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abSappiamo di scrivere in tutte le lingue del mondo, anche se non ne conosciamo nessuna. Io, per esempio, sono impregnato, intendo poeticamente impregnato, di questa necessit\u00e0, anche se ho un&#8217;enorme difficolt\u00e0 a parlare una lingua al di fuori delle due che uso (il creolo e il francese)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><!--more-->\u00abCredo che ci siano due ordini di problemi. C&#8217;\u00e8 il problema di quelle che si possono chiamare le lotte quotidiane: quando si \u00e8 in un dato luogo bisogna adattare la propria vita quotidiana alle condizioni di questo luogo. E se la vita quotidiana richiede che ci si batta per questo e quello, se la vita di un abitante del Qu\u00e9bec \u00e8 di battersi per la conservazione della sua lingua e la vita del martinicano \u00e8 di battersi per la conservazione del creolo, allora si possono utilizzare tutti i tipi di azione culurale, politica, militante, ecc. Ma penso anche che questi combattimenti culturali o politici, che abbiamo tutti vissuto e che continueremo a vivere, si inseriscono in un contesto mondiale tale che \u00e8 necessario, nello stesso tempo in cui si \u00e8 coinvolti in questo tipo di lotta, capovolgere il valore poetico, contribuire a cambiare la mentalit\u00e0 umana, abbandonare il &#8220;se non sei come me sei mio nemico e se non sei come me sono autorizzato a combatterti&#8221;:\u00a0 questa \u00e8 una delle funzioni del poeta, mi sembra, e non soltanto del poeta, am dell&#8217;artista che vuole contribuire a capovolgere questo ordine di cose. Non pi\u00f9 affidarsi solo all&#8217;umanesimo, alla bont\u00e0, alla tolleranza, che sono fuggevoli, ma entrare nelle mutazioni decisive della pluralit\u00e0 riconosciuta come tale.\u00a0 Ci vorr\u00e0 molto tempo, ma nella relazione mondiale contemporanea \u00e8 uno dei compiti pi\u00f9 evidenti della letteratura, della poesia, dell&#8217;arte che devono contribuire gradualmente a fare ammettere incoscientemente alle umanit\u00e0 che l&#8217;altro non \u00e8 il nemico, che il diverso non mi cancella, che se cambio nell&#8217;incontrarlo non significa che mi diluisco., ecc. Mi sembra che si tratti di un&#8217;altra forma di lotta rispetto alle lotte quotidiane e per queste forme di lotta l&#8217;artista \u00e8 uno di coloro che si trovano in una situazione migliore; ne sono convinto. perch\u00e9 l&#8217;artista \u00e8 colui che si avvicina all&#8217;immaginario del mondo e sa che le ideologie del mondo, le visioni del mondo, le previsioni, i piani,\u00ec cominciano a fallire e bisogna cominciare a sostituire questo immaginario. Non si tratta pi\u00f9 di sognare il mondo, ma di entrarci\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">\u00c9douard Glissant, <em>Poetica del diverso<\/em>, Meltemi, Roma 1998<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><em><strong><a href=\"http:\/\/trickster.lettere.unipd.it\/doku.php?id=malessere_identita:giarretta_glissant\">Intervista a Intervista a \u00c9douard Glissant<\/a><\/strong><\/em><br \/>\n<strong> di Fabio Giaretta<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/trickster.lettere.unipd.it\/doku.php?\">Trickster &#8211; Rivista del Master in Studi Interculturali<\/a><br \/>\nn. 9, ottobre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Giuliano Battiston<br \/>\n<em>OGNI ATTO POETICO \u00c8 CONOSCENZA DEL REALE<br \/>\nADIEU Glissant<\/em><\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.ilmanifesto.it\/il-manifesto\/in-edicola\/numero\/20110204\/pagina\/11\/pezzo\/296556\/\">il manifesto, 4 febbraio 2011<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nato in Martinica ottantadue anni fa, \u00e8 morto a Parigi \u00c9douard Glissant, scrittore e grande teorico della creolizzazione, ossia del risultato imprevedibile dell&#8217;incontro tra culture, forme di sensibilit\u00e0 e di intuizione diverse: una teoria esposta con metafore fastose<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abNon si emettono parole nell&#8217;aria\u00bb, ha ripetuto pi\u00f9 volte nei suoi testi \u00c9douard Glissant, poeta, romanziere, saggista nato nel 1928 a B\u00e9zaudin di Sainte-Marie, nell&#8217;isola di Martinica, e morto ieri a Parigi all&#8217;et\u00e0 di ottantadue anni. Ogni immaginario poetico, infatti, proviene dal luogo \u00abin cui viene articolata la parola\u00bb, un luogo che ne condiziona non solo il modo, ma la sua stessa possibilit\u00e0 di espressione. Il luogo di Glissant era la \u00abNeo-America\u00bb. In Poetica del diverso (Meltemi, nuova ed. 2004), sulla scia dell&#8217;antropologo brasiliano Darcy Ribeiro, Glissant distingue infatti fra \u00abtre tipi di America: l&#8217;America dei popoli testimoni, di chi vi \u00e8 sempre vissuto e che pu\u00f2 essere chiamata Meso-America; l&#8217;America di chi \u00e8 venuto dall&#8217;Europa e ha mantenuto sul nuovo continente gli usi, i costumi e anche le tradizioni del paese di origine, che pu\u00f2 essere chiamata Euro-America&#8230; e l&#8217;America che potrebbe essere chiamata Neo-America, quella della creolizzazione, formata dai Caraibi, dal nord-est del Brasile, dalle Guyane e dal Cura\u00e7ao, dal sud degli Stati Uniti e da una gran parte dell&#8217;America centrale e del Messico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il diritto all&#8217;opacit\u00e0<\/strong><br \/>\nE proprio alla creolizzazione della Neo-America l&#8217;autore di Poetica della relazione (Quodlibet 2007) avrebbe dedicato ogni sua energia: \u00abTutto ci\u00f2 che ho scritto nel corso della mia vita, l&#8217;ho scritto per difendere la creolizzazione, intesa come il risultato imprevedibile dell&#8217;incontro tra culture, forme di sensibilit\u00e0 e di intuizione diverse\u00bb, sosteneva nel 2007 in un&#8217;intervista. I microcosmi culturali e linguistici assolutamente inattesi creati nelle Americhe dallo scontro e dal consumo reciproco di elementi all&#8217;inizio del tutto eterogenei, l&#8217;irradiamento e la spiralit\u00e0 caratteristici del mare dei Caraibi &#8211; un \u00abmare aperto, che diffrange\u00bb, opposto al Mediterraneo \u00abche concentra\u00bb &#8211; avrebbero infatti condizionato l&#8217;intera sua produzione: dalle poesie, molte delle quali raccolte nei Po\u00e8mes complets (Gallimard 1994), ai romanzi come La L\u00e9zarde e Il quarto secolo (Edizioni Lavoro 2003), fino ai saggi come Le Discours antillais e Trait\u00e9 du Tout-Monde. Soprattutto, lo avrebbero sollecitato a contestare quella concezione \u00absublime e mortale che i popoli dell&#8217;Europa e le culture occidentali hanno veicolato nel mondo, ovvero che ogni identit\u00e0 \u00e8 un&#8217;identit\u00e0 a radice unica, escludente ogni altra\u00bb. Ai ripiegamenti identitari e alla falsa universalit\u00e0 del pensiero occidentale, da cui derivano settarismi e intolleranze, ai vecchi demoni della purezza e dell&#8217;essenzialismo, Glissant ha saputo opporre derive e accumulazioni, ridondanze e distorsioni, frutti di un pensiero intuitivo, fragile e ambiguo. Un pensiero fondato sulla rivendicazione del diritto all&#8217;opacit\u00e0, perch\u00e9 \u00abnon \u00e8 pi\u00f9 necessario &#8216;comprendere&#8217; l&#8217;altro, cio\u00e8 ridurlo al modello della mia stessa trasparenza, per vivere con lui o per costruire con lui\u00bb.<br \/>\nRinunciando all&#8217;idea di un ordine sovrano che riconduca una volta per tutte ogni cosa ad unit\u00e0, Glissant ha elaborato &#8211; nutrendosi delle riflessioni di Felix Guattari e Gilles Deleuze in Millepiani &#8211; una sua versione della \u00abidentit\u00e0 rizomatica\u00bb. Mentre Deleuze e Guattari \u00abhanno utilizzato questa immagine del rizoma come radice &#8216;moltiplicata&#8217;, &#8216;proliferante&#8217; e l&#8217;hanno opposta alla dimensione esclusiva e totalizzante della radice unica, applicando questa immagine al modo di operare del pensiero, io l&#8217;ho usata per offrire una definizione dell&#8217;identit\u00e0\u00bb &#8211; ha spiegato nel corso di un nostro incontro. L&#8217;identit\u00e0, per Glissant, era dunque costitutivamente una relazione, un&#8217;apertura all&#8217;altro, un luogo di scambio tra il \u00abmedesimo\u00bb e il \u00abdiverso\u00bb in cui ci\u00f2 che conta \u00e8 il nodo, la maniera in cui si entra in contatto con gli altri. Non, dunque, un&#8217;identit\u00e0 evanescente, un&#8217;abdicazione del soggetto, perch\u00e9 pur respingendo l&#8217;idea di una radice totalitaria Glissant ne rivendicava comunque il radicamento nel luogo, vera condizione per l&#8217;apertura al \u00abcaos-mondo\u00bb, ovvero \u00ablo choc, l&#8217;intreccio, le repulsioni, le attrazioni, le connivenze, le opposizioni, i conflitti tra le culture dei popoli, nella totalit\u00e0-mondo contemporanea\u00bb. Idee che trasferite sul piano compositivo si sono tradotte nella rinuncia all&#8217;unicit\u00e0 formale in favore della necessit\u00e0 barocca di inventare forme multiple e della \u00abvolont\u00e0 di disfare i generi, questa divisione che \u00e8 stata cos\u00ec utile, cos\u00ec fruttuosa nel caso della letteratura occidentale\u00bb. Sul crinale di una nuova storica fase di passaggio, \u00abnon pi\u00f9 dall&#8217;orale allo scritto, ma dallo scritto all&#8217;orale\u00bb, questa divisione risulta infatti inadeguata, e oggi \u00abpossiamo scrivere poesie che siano saggi, saggi che siano romanzi, e romanzi che siano poesie\u00bb (come si vede, per esempio, in Sartorius, Tutto-Mondo, Edizioni lavoro 2009, vero e proprio \u00abromanzo disintegrato\u00bb, ambientato in Martinica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>In presenza di tutte le lingue<\/strong><br \/>\nAltrettanto inadeguato risulta, com&#8217;\u00e8 ovvio, l&#8217;ancoraggio al monolinguismo: ogni scrittore moderno &#8211; sosteneva Glissant &#8211; \u00abnon \u00e8 monolingue, anche se non conosce che una sola lingua, perch\u00e9 scrive in presenza di tutte le lingue del mondo\u00bb. Il suo sforzo, quindi, non deve essere quello di puntare alla linearit\u00e0 convenzionale della scrittura, ma di assecondare la nuova oralit\u00e0 vibrante e creativa, \u00aboccasione di ansia vivificatrice per il poeta\u00bb, dirottando e sovvertendo il linguaggio attraverso aperture linguistiche che &#8211; diceva &#8211; gli \u00abpermettano di pensare i rapporti delle lingue tra loro, oggi, sulla terra, come il prodotto di un immenso dramma, di un&#8217;immensa tragedia cui la sua lingua non pu\u00f2 sottrarsi\u00bb.<br \/>\nDa qui, l&#8217;importanza crescente della traduzione, \u00abarte della fuga da una lingua all&#8217;altra, senza che la prima si cancelli e senza che la seconda rinunci a presentarsi\u00bb. Arte dello sfiorarsi e dell&#8217;avvicinarsi, e pratica esemplare del \u00abpensiero della traccia\u00bb. Quel pensiero che \u00absuppone e comporta non il pensiero dell&#8217;essere ma la divagazione dell&#8217;esistente\u00bb. Pensiero arcipelagico, non sistematico, che al teleologismo della tradizione culturale occidentale sostituisce l&#8217;impronta, fragile ma persistente, di una visione profetica del passato. E che si affida alla poesia, all&#8217;esercizio dell&#8217;immaginario per cambiare il mondo. Perch\u00e9 ogni atto poetico &#8211; sosteneva \u00c9douard Glissant &#8211; \u00ab\u00e8 un elemento della conoscenza del reale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Stefano Galieni<br \/>\n<em>Edouard Glissant, scrittore fantastico della decolonizzazione<br \/>\nIntellettuale prestigioso nato nella Martinica, fu saggista, poeta e romanziere. Aveva 82 anni<\/em><\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/home.edizioninottetempo.it\/wp-content\/uploads\/glissantliberazione.pdf\">Liberazione, 5 febbraio 2011, pag. 8<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dieci anni fa, lo Stato francese compiva un gesto affatto formale e importante per milioni di uomini e donne, per la loro storia e per quella dei loro avi. Dichiarava infatti la schiavit\u00f9 &#8211; che la Francia aveva avallato in tutte le proprie colonie &#8211; &#8220;Crimine contro l&#8217;umanit\u00e0&#8221; e istituiva una Giornata della Memoria, il 10 di maggio, per portare a conoscenza anche fra le nuove generazioni, delle nefandezze commesse. Una vittoria postuma delle grandi battaglie anticolonialiste, degli intellettuali che avevano imposto ad un Paese intero e per certi versi ad un intero continente le ragioni degli oppressi, la loro storia e la loro infinita dignit\u00e0. In Francia sin dalla fine della seconda guerra mondiale erano transitati scrittori, saggisti, politici e poeti, provenienti dai paesi dell&#8217;Africa francofona o dalla diaspora africana nei Caraibi, personaggi ormai leggendari come Frantz Fanon e Aim\u00e9 C\u00e9saire. Nasceva il concetto complesso di &#8220;negritudine&#8221;, riviste come Pr\u00e9sence Africaine e Les Lettres Nouvelles, l&#8217;anticolonialismo si confronta e si incontra con gli ambienti marxisti. Letteratura e politica viaggiano sullo stesso binario, allo scoppio della guerra d&#8217;Algeria, molti di questi intellettuali, soprattutto provenienti dalle ex colonie o dai territori ancora sotto il dominio francese firmano il Manifesto dei 121, con cui si invita a disobbedire agli ordini di Parigi. Edouard Glissant, martinicano, allievo di C\u00e9saire, spentosi l&#8217;altro ieri all&#8217;et\u00e0 di 82 anni, faceva parte di quella immensa generazione che ha contribuito a scardinare l&#8217;impostazione colonialista della cultura europea. Saggista, poeta, romanziere, creatore di universi, infaticabile attraversatore di mondi simbolici, spaziali e temporali, di una vitalit\u00e0 spiazzante e formidabile. Aveva in programma di tornare in Italia, Paese che visitava spesso e a cui si sentiva molto legato. Nel 1959 aveva partecipato al secondo congresso degli scrittori e artisti neri, che si era tenuto a Roma e spesso per tanti anni era impossibile sapere in quale angolo del pianeta fosse rintracciabile. In una delle tante universit\u00e0 statunitensi in cui ha insegnato? Nella Francia che lo aveva accolto, cacciato, represso e poi infine celebrato troppo tardi? Nella sua Martinica che sognava indipendente e che ancora \u00e8 &#8220;Territorio d&#8217;Oltremare&#8221;, e che per tanti anni \u00e8 stata tappa finale della tratta degli schiavi provenienti dall&#8217;Africa?. O nel Laos, nel Maghreb, nelle Cinque Terre di cui era innamorato o nelle Eolie? In nessuno di questi luoghi e in ognuno stando alla parola chiave per leggerne il percorso non solo intellettuale: Tutto-Mondo. Un concetto che \u00e8 anche il titolo della sua opera forse pi\u00f9 completa, profetica e suggestiva, pubblicata nel 2009 per Edizioni Lavoro e tradotto magistralmente da Marie Jos\u00e9 Hoyet, grande conoscitrice della letteratura caraibica e soprattutto di Glissant. \u00abSe ne \u00e8 andato uno dei pi\u00f9 grandi intellettuali della seconda met\u00e0 del secolo &#8211; commenta tristemente la Hoyet &#8211; Un uomo che non ha parlato solo all&#8217;Africa o ai Caraibi, ma le cui idee, suggestioni, teorie, interrogano il mondo intero. Non ha avuto i riconoscimenti che meritava in Francia dove oggi ne parlano tutti i quotidiani ma fino a ieri era pressoch\u00e9 ignorato. Ha ricevuto apprezzamenti negli Stati Uniti, le sue riflessioni erano difficili, profonde, bisognava immergersi nelle sue parole per riuscire ad afferrarne la complessit\u00e0, entrare nelle sue storie lasciandosi trascinare da un pensiero che facilmente lascia disorientati\u00bb. Tutto-Mondo \u00e8 un libro dalla potente capacit\u00e0 ipnotica, si viaggia e ci si confonde fra paesaggi ed epoche diverse, dove tutto pare toccarsi e poi scomparire. E&#8217; il ritmo lento e ondeggiante di due navi: il Colombie che dalla Martinica compie la rotta in senso inverso rispetto alla nave negriera che secoli prima aveva portato gli avi dall&#8217;Africa. I mondi lontani che si incontrano, al di l\u00e0 del fattore tempo servono a Glissant, gli sono serviti in tanti anni di produzione letteraria, per affrontare con spirito originale temi come la &#8220;inarrestabile creolizzazione del linguaggio&#8221;. Guardava da lontano, profetizzava il rimescolamento dei linguaggi come quello delle persone e puntava alto quando affermava che pi\u00f9 che a<br \/>\n\u00abconfondere tutto dentro tutto ci si dovrebbe sforzare, con le nostre estetiche proprie, di aprirle le une alle altre\u00bb. Impossibile condensare e spiegare concetti come &#8220;il pensiero della traccia&#8221;, &#8220;il pensiero della diversit\u00e0&#8221; &#8220;il pensiero dell&#8217;erranza&#8221;, concetti che non si esauriscono di per s\u00e9 ma acquistano spessore e diventano capaci di decostruire e ricostruire su basi multiformi, nel loro relazionarsi. In fondo per Glissant, la relazione, il parlare fra gli uomini, i paesaggi, le storie, oltrepassando limiti e confini prestabiliti porta ad assumere una posizione affatto neutrale ma conflittuale. La storia dell&#8217;oppresso rivela la possibilit\u00e0 implicita di ritrasformare il mondo e non si tratta di una, peraltro impossibile, lettura ideologica. Tutto-Mondo somiglia ad un immenso edificio di cristallo, impossibile da descrivere e da riassumere perch\u00e9 capace di cambiare forma, luce, in cui ogni spicchio di parete riflette e modifica se stessa e quella che gli \u00e8 pi\u00f9 prossima, un labirinto onirico ma reale, capace di trasmettere dolore e rabbia, di affascinare e commuovere, di stordire e di avvolgere. Tutto cambia, tutto si muove ma tutto torna in quell&#8217;angolo di mondo che \u00e8 la Martinica, &#8220;L&#8217;isola dei ritornanti&#8221; come da incipit afferma Glissant: \u00abDa chiss\u00e0 quale eternit\u00e0\u00bb. E in Tutto-Mondo ci sono anche i ricordi italiani, da Genova:\u00abLa citt\u00e0 di tutti gli inconsci\u00bb, al Giro d&#8217;Italia in miniatura. Mathieu, uno dei viaggiatori protagonisti di quest&#8217;opera straordinaria, aveva gi\u00e0 fatto la sua comparsa nell&#8217;altro unico romanzo pubblicato in Italia, sempre per Edizioni Lavoro, Quarto Secolo. Un testo solo apparentemente pi\u00f9 immediato in cui Mathieu \u00e8 un giovane che ascolta da Pap\u00e0 Longu\u00e9 una storia lunga quattro secoli. Quella di due lignaggi di schiavi giunti nelle Antille Francesi con la prima nave negriera, i Longu\u00e8 e i B\u00e9luse. Due vicende che si separano, si incontrano si scontrano e si mescolano, quella di chi resta a lavorare nelle piantagioni e quella di chi fugge sulle montagne, inseguito, braccato ma ribelle. Una storia di riappropriazione di memoria che come tale, non segue una cronologia, cade in digressioni, in infiniti ritorni, in microstorie che sono granelli di polvere destinati a pesare nel meccanismo di una Storia ufficiale che vorrebbe questa memoria cancellata. L&#8217;avo dei Longu\u00e8, e con lui tutta la progenie, non accettarono neanche un giorno le catene, ma ci sono infiniti segreti da svelare nella storia della due famiglie, segreti che consentiranno a Mathieu (B\u00e9luse), di avvicinarsi, anche con dolore alla propria consapevolezza. Ma sono tante le opere di Glissant mai tradotte in Italia, saggistica e poesia soprattutto ma anche altri romanzi che sarebbe prezioso poter trovare in libreria. Gli unici reperibili sono Poetica della relazione (Quodlibet, 2007), Poetica del diverso (Meltemi, 1998), Il Pensiero del tremore (Scheiweller, 2008), Quando cadono i muri (Nottetempo, 2008). Resta comunque l&#8217;istituto creato nel 2007 a Parigi, L&#8217;Institut du Tout-monde, ovviamente, con una casa editrice ed un intenso programma culturale e il progetto di trasformare la Giornata della Memoria in un intero mese da dedicare ad una nuova narrazione della schiavit\u00f9 e del colonialismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLo scrittore contemporaneo, lo scrittore moderno, non \u00e8 monolingue, anche se non conosce che una sola lingua, perch\u00e9 scrive in presenza di tutte le lingue del mondo\u00bb. \u00abParlo e soprattutto scrivo in presenza di tutte le lingue del mondo\u00bb. \u00abSappiamo di scrivere in tutte le lingue del mondo, anche se non ne conosciamo nessuna. 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