{"id":354,"date":"2009-09-29T19:38:05","date_gmt":"2009-09-29T17:38:05","guid":{"rendered":"http:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=354"},"modified":"2011-03-15T13:51:57","modified_gmt":"2011-03-15T12:51:57","slug":"dal-margine-al-centro-makaping","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=354","title":{"rendered":"Dal margine al centro: le Traiettorie di sguardi di Genevi\u00e8ve Makaping"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Questo intervento \u00e8 stato presentato al convegno <a href=\"http:\/\/www.italianisti.it\/Contents\/CongressiScheda.aspx?idCongresso=23\">La letteratura degli Italiani. 1. Centri e periferie<\/a>, XIII Congresso dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.italianisti.it\/\">Associazione degli Italianisti Italiani<\/a> (ADI), Universit\u00e0 degli studi di Foggia, Pugnochiuso, 16-19 settembre 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Successivamente ampliato e rielaborato, \u00e8 stato il punto di partenza per la stesura di un saggio\u00a0 intitolato <a title=\"Quando la subalterna parla. Le Traiettorie di sguardi di Genevi\u00e8ve Makaping \" href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=726\"><em>Quando la subalterna parla. Le <\/em>Traiettorie di sguardi <em>di Genevi\u00e8ve  Makaping<\/em><\/a><em>, <\/em>pubblicato nel volume <a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/post\/2010\/11\/20\/fuori-centro\/\"><em>Fuori centro. Percorsi postcoloniali nella letteratura italiana<\/em><\/a>, a cura di Roberto Derobertis (Aracne 2010)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Dal margine al centro: le<\/em> Traiettorie di sguardi <em>di Genevi\u00e8ve Makaping<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2011\/01\/traettorie-di-sguardi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-359\" style=\"margin: 10px\" src=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2011\/01\/traettorie-di-sguardi-192x300.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"225\" \/><\/a>\u00abLa parola prima a me stessa: adesso parlo io\u00bb. Con queste parole l\u2019antropologa camerunese Genevi\u00e8ve Makaping apre lo spazio per un dialogo in cui coloro che hanno sempre costituito l\u2019oggetto passivo delle nostre rappresentazioni, assumono finalmente il ruolo di soggetto attivo della propria auto-rappresentazione. Reclama cos\u00ec la possibilit\u00e0 di far sentire la propria voce e di raccontare la propria versione della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Makaping vive in Italia da pi\u00f9 di vent\u2019anni e nel 2001 ha pubblicato un testo che \u00e8 insieme saggio antropologico e diario autobiografico, dal titolo <em>Traiettorie di sguardi. E se gli altri foste voi?<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando dice: \u00ab<em>Guardo me che guarda loro che da sempre mi guardano<\/em>\u00bb, il suo sguardo ci costringe a porci quelle domande che la cultura occidentale ha sempre negato ed evitato. Gli \u201caltri\u201d sono gi\u00e0 stati osservati e catalogati in secoli di resoconti di viaggio e di ricerche etnografiche. Le riflessioni sull\u2019identit\u00e0 e sull\u2019alterit\u00e0 sembrano non riguardarci mai direttamente: se ne parla riferendosi ad altri popoli o ad altre culture, senza chiedersi cosa significhi oggi essere italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><!--more-->Anche la celebrazione postmoderna dell\u2019ibridit\u00e0 continua in molti casi a riprodurre l\u2019opposizione binaria noi\/loro e a concepire la differenza secondo il modello esotico\/domestico, centro\/periferia: l\u2019ibridit\u00e0 \u00e8 sempre altrove, e il cosiddetto \u201cterzo mondo\u201d \u00e8 oggettificato e ridotto al ruolo di significante privilegiato per la differenza. Questo paradigma etnocentrico continua a riprodurre categorie universali ed \u00e8 incapace di rendere conto della realt\u00e0 contemporanea, in cui la differenza e l\u2019ibridit\u00e0 sono gi\u00e0 in ogni soggetto e in ogni luogo, senza alcuna distinzione tra centro e periferia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Invece gli scrittori e le scrittrici immigrate ci offrono lo sguardo del margine che si volge ad osservare il centro: coloro che non hanno mai avuto voce, finalmente si appropriano del potere della parola per restituirci la loro visione del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo Chandra Talpade Mohanty, \u00absolo finch\u00e9 \u201cla Donna\/le Donne\u201d e \u201cl\u2019Oriente\u201d verranno definiti come <em>Altre\/i<\/em>, o come periferici, l\u2019Uomo\/l\u2019Umanesimo (occidentale) potranno continuare a rappresentarsi come il centro. Non \u00e8 il centro che determina la periferia, ma la periferia che, nel suo essere delimitata, determina il centro\u00bb. Certe pratiche discorsive sono la manifestazione di una relazione di colonizzazione economica e culturale, in cui la rappresentazione in negativo della \u00abdifferenza del terzo mondo\u00bb \u2013 della periferia \u2013 rende possibile l\u2019auto-rappresentazione in positivo del centro. Ma, conclude Mohanty, \u00ab\u00e8 tempo di andare oltre la struttura ideologica in cui Marx trovava possibile affermare: non possono rappresentarsi; devono essere rappresentati\u00bb [&#8230;]<\/p>\n<ul>\n<li><strong><a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2011\/01\/sabelli_dal_margine_al_centro.pdf\">leggi tutto l&#8217;intervento in pdf<\/a><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo intervento \u00e8 stato presentato al convegno La letteratura degli Italiani. 1. 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