{"id":3375,"date":"2017-10-18T16:35:52","date_gmt":"2017-10-18T14:35:52","guid":{"rendered":"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=3375"},"modified":"2018-03-09T13:18:58","modified_gmt":"2018-03-09T12:18:58","slug":"culture-genere-differenze-educazione-il-lessico-condiviso-delleducazione-alle-differenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=3375","title":{"rendered":"Culture. Genere. Differenze. Educazione. Il lessico condiviso dell\u2019educazione alle differenze"},"content":{"rendered":"<p>Sonia Sabelli, <em>Culture. Genere. Differenze. Educazione<\/em>, appunti per l&#8217;intervento alla tavola rotonda\u00a0<em>Per un lessico condiviso sull\u2019educazione alle differenze<\/em>, incontro nazionale\u00a0<a href=\"http:\/\/www.scosse.org\/programma-educare-alle-differenze-3\/\">Educare alle differenze 3.\u00a0<span class=\"st\"> La Rete: pratiche e pensieri<\/span><\/a>, Bologna, 24-25 settembre 2016<\/p>\n<ol>\n<li><strong> CULTURE<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Quando parliamo di \u00abculture\u00bb ci riferiamo, ad esempio, alle differenze culturali tra oriente e occidente, tra nord e sud del mondo, tra \u201cnoi\u201d e \u201cloro\u201d (ma penso anche all\u2019opposizione natura\/cultura o cultura alta\/bassa). In ognuna di queste coppie di opposizioni c\u2019\u00e8 una relazione gerarchica. La prospettiva della critica postcoloniale ci permette di riconoscere queste relazioni di potere tra le culture: e penso sia alle condizioni di dominio nelle quali le culture si producono, sia alle strategie di resistenza al dominio. In <em>Cultura e imperialismo<\/em> Edward Said ha analizzato proprio il rapporto tra cultura e impero, concentrandosi sulle costruzioni culturali che l\u2019occidente produce per rappresentare i popoli non occidentali (cio\u00e8 sulla pretesa di imporre un modello culturale imperiale valido per tutto il mondo), ma anche sulle esperienze storiche di resistenza all\u2019impero (perch\u00e9 c\u2019\u00e8 sempre stata qualche forma di resistenza attiva che alla fine ha avuto la meglio).<a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\">[1]<\/a>\u00a0Il progetto europeo di governare su terre e popoli lontani si realizza anche attraverso l\u2019affermazione della loro presunta inferiorit\u00e0 culturale: \u201cloro\u201d, gli altri, sono popolazioni barbare e primitive che non sono in grado di autogovernarsi e dunque meritano di essere governati da \u201cnoi\u201d, gli unici detentori della cultura e della civilt\u00e0. Non si tratta per\u00f2 di accreditare un sistema di opposizioni totali: invece di concentrarci sul rapporto antitetico tra oriente e occidente, sarebbe pi\u00f9 produttivo esaminare le reciproche interdipendenze e sovrapposizioni.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Cultura, secondo Said, significa due cose.<\/p>\n<p>In primo luogo, per cultura intendiamo tutte quelle pratiche (come le arti della descrizione, della comunicazione e della rappresentazione) che godono di una relativa autonomia dalle sfere dell\u2019economia, del sociale e della politica, e che sovente assumono forme estetiche che hanno tra i loro principali obiettivi il piacere. Ad esempio, i resoconti di viaggiatori e scrittori sulle regioni sconosciute del mondo e le narrazioni attraverso cui i popoli colonizzati hanno affermato la loro identit\u00e0. Come sostiene Bhabha, le nazioni sono narrazioni, e dunque il potere di narrare, o di impedire ad altre narrazioni di formarsi ed emergere, \u00e8 cruciale per la cultura e l\u2019imperialismo: sia per stabilire il controllo sui territori, sia per sostenere i percorsi di emancipazione che hanno portato le popolazioni del mondo colonizzato a sollevarsi e rovesciare il dominio imperiale.<\/p>\n<p>Nella seconda accezione, la cultura \u00e8 il serbatoio di tutto ci\u00f2 che di buono una determinata societ\u00e0 ha compreso e pensato. Col tempo, per\u00f2, la cultura finisce per venire associata in modo aggressivo con la nazione e lo stato: diventa ci\u00f2 che differenzia \u201cnoi\u201d da \u201cloro\u201d (con un certo grado di xenofobia). In questo senso la cultura \u00e8 una fonte di identit\u00e0, che spesso si oppone alle forme di meticciato e incontro tra culture, producendo nazionalismi e fondamentalismi religiosi. La cultura pu\u00f2 diventare dunque un \u00ab<em>campo di battaglia<\/em>\u00bb, sul quale le diverse cause politiche e ideologiche si contrappongono l\u2019una all\u2019altra. Il problema di questo approccio \u00e8 che non solo comporta una venerazione verso la propria cultura, ma anche il pensarla in qualche modo separata dal mondo di tutti i giorni. Invece, la scelta di leggere o studiare determinate opere d\u2019arte \u2013 ad esempio inserendole nei programmi scolastici \u2013 non dovrebbe essere connessa solo al piacere che ne traiamo, ma dovrebbe essere collegata anche al processo imperialista di cui esse stesse sono parte. Approfondire questo aspetto finora ignorato potrebbe accrescere concretamente la nostra capacit\u00e0 di comprendere queste opere e il mondo in cui sono state prodotte.<\/p>\n<p>Quello che Said non ci dice \u00e8 che i rapporti di potere tra le culture spesso \u201csi misurano\u201d anche attraverso la lente del genere: ad esempio il modo in cui una certa cultura o societ\u00e0 tratta le donne serve spesso a giustificarne la conquista, sulla base della sua presunta arretratezza e incivilt\u00e0.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong> GENERE<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Come ha affermato Liana Borghi, quello che intendiamo oggi con il termine \u00abgenere\u00bb \u00e8 il risultato di tutte le teorie femministe che negli ultimi secoli hanno spiegato la subalternit\u00e0 delle donne in termini storici e culturali, e non come un destino naturale.<a href=\"#_edn2\" name=\"_ednref2\">[2]<\/a>\u00a0Inoltre, il concetto di genere \u00e8 strettamente connesso a quello di sesso. Fin dagli anni settanta infatti le teorie femministe mettono a fuoco la questione della disparit\u00e0 tra uomini e donne, identificando il sesso con la materialit\u00e0 delle differenze biologiche (gli organi genitali) e il genere con la costruzione sociale e culturale del maschile e del femminile.<a href=\"#_edn3\" name=\"_ednref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>Gayle Rubin ha proposto una prima definizione del sistema sesso\/genere, come l\u2019insieme di pratiche e di norme che nelle diverse societ\u00e0 impone a individui nati <em>maschi<\/em> o <em>femmine<\/em> di divenire <em>uomini e donne<\/em> e di interpretare, su quella base, ruoli differenti, che non si possono trasgredire senza che ci\u00f2 comporti una sanzione. Ma quello che in una data societ\u00e0 \u00e8 ritenuto un comportamento appropriato alle donne (o agli uomini), perch\u00e9 corrisponde all\u2019idea che quella societ\u00e0 ha di natura, in altre societ\u00e0 \u00e8 vietato proprio perch\u00e9 considerato contro natura. L\u2019idea stessa di natura \u00e8 quindi un prodotto culturale e sociale soggetto a mutamento. A questa distinzione tra sesso e genere faranno successivamente riferimento gli studi femministi, nelle diverse posizioni, dal lesbofemminismo al femminismo nero e postcoloniale fino al <em>queer<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 impossibile riassumere qui la molteplicit\u00e0 di posizioni teoriche che si sono susseguite negli ultimi decenni, ma \u00e8 importante ricordare che l\u2019opposizione tra sesso\/genere e natura\/cultura \u00e8 stata radicalmente messa in discussione. Ad esempio, Donna Haraway ha proposto il cyborg, come ibrido di corpo e macchina, umano e artificiale, maschio e femmina, mostrando i limiti dell\u2019opposizione binaria tra sesso e genere. Nell\u2019era della tecnoscienza, infatti, tutto \u00e8 cultura, perfino la differenza biologica tra i sessi, e anche il corpo sessuato \u00e8 una costruzione socio-culturale, indissolubilmente legata alla tecnologia. Invece Judith Butler ha spostato l\u2019attenzione sull\u2019imposizione di un binarismo omosessualit\u00e0\/eterosessualit\u00e0, fino ad affermare la natura fluida e instabile del genere. Mentre Rosi Braidotti sostiene che la differenza sessuale si assume tutte le altre e propone una teoria materialista femminista che rivendica la centralit\u00e0 del corpo, inteso come luogo dell\u2019intersezione tra il piano materiale, simbolico e sociale.<\/p>\n<p>Inoltre Braidotti ha assunto una posizione di mediatrice nella contrapposizione tra il femminismo nordamericano e quello europeo: il primo ha usato il genere come una categoria sociologica, chiarendo che non c\u2019\u00e8 niente di naturale in esso, mentre il secondo (francese e italiano in particolare) ha usato la differenza sessuale come un concetto ontologico a priori. E ancora, Teresa De Lauretis afferma che il genere \u00e8 una rappresentazione, che per\u00f2 ha delle implicazioni concrete sulla vita materiale delle persone. La costruzione del genere \u00e8 incisa nella cultura del mondo occidentale: si realizza infatti negli apparati ideologici dello stato \u2013 i media, i tribunali, la famiglia, la scuola \u2013 ma anche nell\u2019arte, nelle teorie radicali e nel femminismo.<\/p>\n<p>Infine, il concetto di genere \u00e8 stato criticato sulla base dell\u2019idea che le differenze di genere si intersecano sempre con altri fattori (come la classe, la razza, l\u2019etnia, le preferenze sessuali, ecc.). Sono state soprattutto le teoriche femministe nere e postcoloniali a denunciare che il femminismo bianco e occidentale ha sempre considerato il genere come la categoria analitica principale, e in questo modo ha fallito nel riconoscimento delle differenze tra le donne.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> DIFFERENZE<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Nella filosofia occidentale la nozione di differenza si riferisce spesso a una opposizione dualistica e gerarchica: s\u00e9\/altro, noi\/loro, bianco\/nero, mente\/corpo, cultura\/natura, maschile\/femminile, eterosessuale\/omosessuale. Dunque la definizione del s\u00e9 (del primo termine dell\u2019opposizione binaria) si afferma sempre attraverso la svalutazione dell\u2019altro e dell\u2019altra (il secondo termine dell\u2019opposizione, che coincide con un\u2019immagine svalorizzata della norma). Da una prospettiva femminista la differenza in questione \u00e8 quella sessuale e di genere, ma questa \u00abdifferenza\u00bb (al singolare) come si interseca con le altre \u00abdifferenze\u00bb (al plurale)?<\/p>\n<p>Rosi Braidotti identifica tre livelli della differenza sessuale, che sono spesso coesistenti e che hanno in comune una critica dell\u2019idea di altro\/a come svalorizzazione.<a href=\"#_edn4\" name=\"_ednref4\">[4]<\/a> Il primo \u00e8 la differenza tra uomo e donna: ad es. nel femminismo degli anni settanta la centralit\u00e0 della differenza tra i sessi porta al rifiuto di una politica dell\u2019uguaglianza dei diritti, in favore di una valorizzazione in positivo della differenza femminile. Il secondo sono le differenze tra le donne: ad es. negli anni ottanta le femministe nere e lesbiche criticano l\u2019essenzialismo del femminismo bianco occidentale e si concentrano sulle differenze tra le donne, in particolare di razza e preferenze sessuali. Il terzo sono le differenze all\u2019interno di ciascuna donna: ad es. il punto di vista decostruzionista sfida l\u2019idea di un\u2019identit\u00e0 unica, sostenendo la diversit\u00e0 come una caratteristica intrinseca allo stesso s\u00e9.<\/p>\n<p>Teresa de Lauretis sostiene che il limite del concetto di differenza sessuale \u00e8 di relegare il pensiero femminista all\u2019interno del quadro concettuale di un\u2019universale opposizione di sesso (ad esempio la donna come differenza dall\u2019uomo, entrambi universalizzati, o la donna come differenza in senso assoluto), e ci\u00f2 rende praticamente impossibile articolare le differenze tra le donne e quelle interne alle donne. Un altro limite \u00e8 che il concetto di differenza sessuale tende a ricondurre il potenziale epistemologico radicale del pensiero femminista dentro le pareti della casa del padrone \u2013 per usare la metafora di Audre Lorde. Per potenziale epistemologico radicale del pensiero femminista de Lauretis intende la possibilit\u00e0 di concepire un soggetto \u00abin-generato\u00bb nel vissuto delle relazioni di razza e classe, oltrech\u00e9 di sesso.<a href=\"#_edn5\" name=\"_ednref5\">[5]<\/a><\/p>\n<p>Audre Lorde lamenta una difficolt\u00e0, persino tra le femministe e le lesbiche, a nominare le differenze tra le donne: parliamo solo delle differenze che ci uniscono contro gli altri, ma abbiamo paura di quelle che ci separano, perch\u00e9 non ci sono mai stati dati \u00abgli strumenti per affrontarle\u00bb.<a href=\"#_edn6\" name=\"_ednref6\">[6]<\/a> Secondo Lorde il problema \u00e8 che molte donne bianche \u00abvedono l\u2019oppressione solo in termini di sesso\u00bb perch\u00e9, \u00abcome strumento di controllo sociale, le donne sono state incoraggiate a riconoscere come legittima una sola area umana di differenza, ovvero le differenze che esistono tra donne e uomini\u00bb. Ma \u00abnon sono le nostre differenze a separarci, bens\u00ec la nostra riluttanza a riconoscere queste differenze\u00bb. L\u2019unico modo per entrare davvero in relazione con le altre donne \u00e8 imparare a nominare e condividere queste differenze, trasformando il silenzio in linguaggio e azione.<\/p>\n<p>Uno strumento metodologico introdotto dalle femministe nere per rendere conto delle intersezioni tra le differenze di razza, genere, classe, \u00e8 la nozione di intersezionalit\u00e0, che non significa giustapporre le diverse identit\u00e0, ma guardare al modo in cui esse interagiscono. Quando introduciamo il concetto di <em>intersezionalit\u00e0<\/em>, la nozione di differenza si complica, come spiega bene Sabrina Marchetti:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNel momento in cui ci accingiamo a parlare di \u201cdiversit\u00e0\u201d, siamo immediatamente obbligati a confrontarci col fatto che di \u201cdiversit\u00e0\u201d, ogni persona, rispetto alle altre e rispetto alla societ\u00e0 nel suo complesso, non ne ha una sola. Oltre a possedere una determinata \u201ccultura\u201d ognuno di noi \u00e8, al tempo stesso, diverso o uguale agli altri dal punto di vista del genere, della razza, della religione, della classe, della lingua, e via discorrendo. Le persone possono essere uguali per certi aspetti, ma molto diverse per altri. Due amiche possono essere simili per genere, appartenenza di classe e lingua, ma potrebbero professare religioni differenti. Una potrebbe avere la pelle bianca e l\u2019altra nera. Oppure una potrebbe essere disabile e l\u2019altra no. In che senso allora, queste due amiche sono \u201cdiverse\u201d o sono \u201cuguali\u201d? La risposta dipender\u00e0 certamente da come crediamo che ogni elemento di diversit\u00e0\/uguaglianza determini la loro relazione. Ma dipender\u00e0 anche da come immaginiamo il rapporto <em>tra <\/em>diversit\u00e0: c\u2019\u00e8 una gerarchia fra di esse? \u00c8 pi\u00f9 importante l\u2019essere neri\/bianchi o l\u2019essere uomini\/donne? O l\u2019essere poveri\/ricchi? O dovremmo mettere al centro la disabilit\u00e0?\u00bb<a href=\"#_edn7\" name=\"_ednref7\">[7]<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>A tutto ci\u00f2 cercheremo di rispondere durante il workshop che si terr\u00e0 nel pomeriggio.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong> EDUCAZIONE<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>A questo punto, un vostro studente a cui avrete spiegato queste nozioni potrebbe domandarvi: \u00abS\u00ec ora capisco, ma che me ne faccio?\u00bb. E qui veniamo alla quarta parola di cui parliamo oggi: educazione. Nel saggio <em>Insegnare la razza<\/em>, Stuart Hall affronta le difficolt\u00e0 relative all\u2019insegnamento degli studi critici sulla razza \u2013 ma queste difficolt\u00e0 secondo me sono rilevanti anche per l\u2019insegnamento degli studi femministi e di genere.<a href=\"#_edn8\" name=\"_ednref8\">[8]<\/a>\u00a0Innanzitutto, parlare di razza (cos\u00ec come di sesso e genere, aggiungo io) ha una natura esplosiva, \u00e8 una materia altamente infiammabile, perch\u00e9 le persone si sentono molto coinvolte, sia ideologicamente sia emotivamente. Perci\u00f2 chi affronta questi temi in classe dovrebbe rivelare il proprio coinvolgimento, perch\u00e9 queste non sono materie in cui la neutralit\u00e0 abbia un valore.<\/p>\n<p>Poi dobbiamo creare un\u2019atmosfera che permetta alle studenti di dire anche cose impopolari. Si tratta infatti di questioni sociali, politiche ed economiche molto reali, che vengono a contatto con la vita e le esperienze delle studenti. E queste esperienze dovrebbero emergere, anche se sono orribili da ascoltare, anche se in esse si manifestano quel razzismo di senso comune \u2013 e quel sessismo \u2013 che fanno parte dell\u2019atmosfera ideologica che tutte noi respiriamo.<\/p>\n<p>Inoltre, dobbiamo creare un\u2019atmosfera in cui la posizione di chi insegna possa emergere senza che le studenti si sentano schiacciate dalla sua autorevolezza (anche se questa autorevolezza si esercita sempre). Il tema \u00e8 straordinariamente complesso, perci\u00f2 ogni tentativo di fornire una spiegazione semplice \u00e8 destinato a fallire: non possiamo isolare le differenze etniche e razziali dalle strutture economiche e dalle altre relazioni sociali, dobbiamo invece guardare alle correlazioni della razza con altri fattori, come la classe \u2013 e il genere.<\/p>\n<p>Poi dovremmo prestare particolare attenzione ai processi di naturalizzazione, che rendono cos\u00ec profondamente radicate le ideologie razziste e sessiste. Infatti, le differenze di razza e sesso, pi\u00f9 che quelle di classe, nascondono il fatto di essere delle costruzioni storiche e simboliche, dando l\u2019impressione di far parte della natura \u2013 e di essere perci\u00f2 impossibili da modificare.<\/p>\n<p>Ma soprattutto, sostiene Hall, non possiamo trattare questi temi in modo esclusivamente analitico, senza sollevare la questione del cambiamento delle strutture esistenti che stiamo esaminando, di come cambiare il mondo. E dovremmo anche evitare di fornire una visione idealizzata e di ridurre la complessit\u00e0 delle questioni che stiamo affrontando, pur di suscitare un sentimento antirazzista \u2013 o antisessista \u2013 in chi ci ascolta. Dovremmo semplicemente mostrare che la razza \u2013 cos\u00ec come il genere, aggiungo io \u2013 sono alcune delle chiavi di lettura pi\u00f9 importanti per comprendere come funziona la nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p>Infine, bell hooks, in <em>Teaching to transgress<\/em>, si interroga proprio su come affrontare il sessismo e il razzismo in classe, a partire dalla consapevolezza che l\u2019educazione non \u00e8 mai neutra, ma ha a che fare con le oppressioni di genere e razza.<a href=\"#_edn9\" name=\"_ednref9\">[9]<\/a>\u00a0L\u2019obiettivo pi\u00f9 importante per un insegnante, secondo bell hooks, \u00e8 insegnare agli studenti a trasgredire e oltrepassare i confini di razza, sesso e classe. Ed \u00e8 proprio questa trasgressione, questo continuo movimento contro e oltre i confini, che rende l\u2019educazione una pratica di libert\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019insegnamento dovrebbe rispondere al desiderio di conoscenza e la classe dovrebbe essere un luogo eccitante, mai noioso, anche perch\u00e9 \u00e8 il pi\u00f9 radicale spazio di possibilit\u00e0 all\u2019interno del mondo accademico. Il sistema educativo tradizionale, per\u00f2, tendeva ad affermare la separazione tra corpo e mente, promuovendo quindi una netta separazione tra conoscenza e vita reale. Invece la libert\u00e0 si ottiene quando le studenti capiscono che il sapere non \u00e8 un\u2019entit\u00e0 separata e che le nozioni che imparano a scuola sono capaci di trasformare le loro vite.<\/p>\n<p>Docenti e insegnanti dovrebbero interagire e riconoscersi l\u2019un l\u2019altra come persone e come intellettuali, fino a sfidare le nozioni sessiste e razziste fondate sull\u2019oppressione e la dominazione, impegnandosi a mettere in discussione la vita reale e lo stato di cose presenti. Cos\u00ec, anche la classe di studi femministi si rivela improvvisamente molto diversa dal paradiso sicuro che molte studenti si sarebbero aspettate, perch\u00e9 \u00e8 uno spazio di conflitto, tensioni e ostilit\u00e0. Ma \u00e8 solo confrontandoci attraverso le reciproche differenze che possiamo trasformare le nostre idee su come si impara: piuttosto che avere paura del conflitto che scaturisce dalle differenze, dovremmo usarlo come un catalizzatore per nuovi modi di pensare, di insegnare e di crescere.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[1]<\/a> Edward W. Said, <em>Cultura e imperialismo. Letteratura e consenso nel progetto coloniale dell&#8217;Occidente<\/em>, Gamberetti, Roma 1998.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref2\" name=\"_edn2\">[2]<\/a> Liana Borghi, cit. in Liliana Ellena e Vincenza Perilli, <em>Genere\/sesso<\/em>, in Sabrina Marchetti, Jamila M.H. Mascat, Vincenza Perilli (a cura di), <i>Femministe a parole. Grovigli da districare<\/i>, Ediesse, Roma 2012.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref3\" name=\"_edn3\">[3]<\/a> Liliana Ellena e Vincenza Perilli, <em>Genere\/sesso<\/em>, cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref4\" name=\"_edn4\">[4]<\/a> Rosi Braidotti,\u00a0<i>Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernit\u00e0<\/i>, Donzelli, Roma 1995.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref5\" name=\"_edn5\">[5]<\/a> Teresa de Lauretis<em>, La tecnologia del genere<\/em>, in <em>Sui generis. Scritti di teoria femminista<\/em>, Feltrinelli, Milano 1996.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref6\" name=\"_edn6\">[6]<\/a> Audre Lorde, <em>Zami. Cos\u00ec riscrivo il mio nome<\/em>, ETS, Pisa 2014, p. 238.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref7\" name=\"_edn7\">[7]<\/a> Sabrina Marchetti, <em>Intersezionalit\u00e0<\/em>, in Caterina Botti (a cura di), <em>Le etiche della diversit\u00e0 culturale<\/em>, Le Lettere, Firenze 2013, pp. 133-148.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref8\" name=\"_edn8\">[8]<\/a> Stuart Hall, <em>Insegnare la razza<\/em>, in <em>Politiche del quotidiano. Culture, identit\u00e0 e senso comune<\/em>, Il Saggiatore, Milano 2006, pp. 57-69.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref9\" name=\"_edn9\">[9]<\/a> bell hooks, <em>Teaching to transgress. <\/em><span class=\"subtitle\"><span dir=\"ltr\"><em>Education as the Practice of Freedom<\/em>, Routledge, New York 1994.<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sonia Sabelli, Culture. Genere. Differenze. 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