{"id":3283,"date":"2015-04-02T18:24:53","date_gmt":"2015-04-02T16:24:53","guid":{"rendered":"http:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=3283"},"modified":"2015-04-02T18:30:44","modified_gmt":"2015-04-02T16:30:44","slug":"femminismo-nero-e-postcoloniale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=3283","title":{"rendered":"Femminismo nero e postcoloniale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Ho scritto questo breve paragrafo per il volume <a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=1470\"><em>Identit\u00e0 e differenze. <\/em><em>Introduzione agli studi delle donne e di genere<\/em><\/a>, a cura di\u00a0Maria Serena Sapegno, Mondadori Universit\u00e0, Roma 2011, pp. 189-93 (fa\u00a0parte dell\u2019ottavo capitolo, <em>Femminismo e femminismi dagli anni Ottanta al XXI secolo<\/em>, di Monica Pasquino).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Femminismo nero e postcoloniale<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">di Sonia Sabelli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.mondadorieducation.it\/libro\/maria-serena-sapegno\/identita-e-differenze\/120900035286\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-3287 \" src=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2015\/04\/identitaedifferenze-213x300.jpg\" alt=\"identitaedifferenze\" width=\"91\" height=\"128\" srcset=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2015\/04\/identitaedifferenze-213x300.jpg 213w, https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2015\/04\/identitaedifferenze-726x1024.jpg 726w, https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2015\/04\/identitaedifferenze.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 91px) 100vw, 91px\" \/><\/a>Il <em>black feminism<\/em> (femminismo nero) denuncia il razzismo e l\u2019eurocentrismo (la tendenza tipicamente europea a considerare il resto del mondo una propria periferia) che caratterizzano parte del femminismo bianco e occidentale. Il femminismo nero si afferma negli Stati Uniti, tra la fine degli anni Settanta e l\u2019inizio degli anni Ottanta, a partire dalla consapevolezza che sia il femminismo bianco, sia il movimento per i diritti civili degli afroamericani, avevano cancellato l\u2019esperienza materiale delle donne nere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le femministe afroamericane affermano dunque la necessit\u00e0 di articolare riflessioni teoriche, pratiche politiche e forme di organizzazione che siano fondate sulla critica del razzismo e del sessismo che le donne nere sperimentano. Sviluppano inoltre metodi analitici per interpretare il modo in cui razza e genere incidono sulle loro vite, ad esempio introducendo la nozione di \u00abintersezionalit\u00e0\u00bb, cio\u00e8 intersecando, appunto, i diversi \u2018assi\u2019 della differenza (genere, razza, etnicit\u00e0, classe, scelte sessuali), per mostrare quanto sia inefficace una teoria che tenga conto di uno solo di questi assi. Infatti storicamente le donne nere hanno combattuto simultaneamente sia contro il razzismo che contro il sessismo, riconoscendoli come due sistemi di potere che sono sempre interconnessi. Anche l\u2019opera di alcune scrittrici afroamericane \u2013 come Audre Lorde (<em>Sister Outsider<\/em>, 1984), Alice Walker (<em>Il colore viola<\/em>, 1982) e Toni Morrison (<em>Amatissima<\/em>, 1987) \u2013 \u00e8 centrale per il femminismo nero, mentre la loro capacit\u00e0 di attraversare i generi letterari combinando narrativa, teoria e autobiografia diventa un tratto specifico della scrittura femminista nera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><!--more-->Sul finire degli anni Ottanta l\u2019accento sulle politiche identitarie \u2013 fondamento intellettuale del femminismo nero, ma anche di altri gruppi minoritari che basano le proprie pratiche politiche sull\u2019autorit\u00e0 dell\u2019esperienza e sul proprio senso di appartenenza, come neri, gay, ebrei \u2013 diviene problematico, in seguito all\u2019impatto delle nuove tendenze filosofiche che mettono in discussione la nozione tradizionale di identit\u00e0. La teorica afroamericana bell hooks, nel saggio <em>Negritudine postmoderna<\/em> (1991), sostiene la necessit\u00e0 di superare una nozione essenzialista, limitata e costrittiva della nerezza (come un\u2019identit\u00e0 unica e coerente), affermando la pluralit\u00e0 delle identit\u00e0 nere come il risultato dell\u2019incrocio di una molteplicit\u00e0 di esperienze, perch\u00e9 un radicale processo di decolonizzazione deve partire dall\u2019abbandono di ogni essenzialismo, in favore della ricerca di modi oppositivi e liberatori di costruire il s\u00e9 e l\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel corso degli anni Novanta, i movimenti femministi che si sviluppano nei paesi del sud del mondo \u2013 dall\u2019India al Sudafrica, dall\u2019America Latina al Medio Oriente \u2013 sottolineano la necessit\u00e0 di riconoscere le differenze tra le donne, che il femminismo bianco e occidentale tenderebbe a cancellare tramite l\u2019imposizione di un unico modello di liberazione e di emancipazione, articolato sulla base dei desideri e delle esperienze delle donne occidentali. Inoltre, i movimenti di popolazione dentro e fuori i confini dell\u2019Europa determinano la presenza nelle metropoli europee di femministe provenienti dai paesi colonizzati, che contribuiscono a complicare il dibattito teorico sulla soggettivit\u00e0 femminista, introducendo gli strumenti offerti dagli studi postcoloniali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il termine \u00abpostcoloniale\u00bb (vale a dire: dopo il colonialismo) si riferisce al declino del colonialismo europeo, che prende avvio fin dalla met\u00e0 del XX secolo, e a quell\u2019insieme di teorie filosofiche e politiche, storiche e letterarie, che si sviluppano in seguito al processo di decolonizzazione. Gli studi postcoloniali si affermano nel corso degli anni Ottanta e Novanta nelle universit\u00e0 europee e nordamericane a partire dai testi fondanti di Frantz Fanon (<em>I dannati della terra<\/em>, 1967), Jacques Derrida (<em>La mitologia bianca<\/em>, 1974) e Edward Said (<em>Orientalismo<\/em>, 1978). In questo contesto, un\u2019\u00e9lite di studiosi e studiose originarie degli ex territori colonizzati afferma l\u2019importanza di studiare il colonialismo per comprendere il presente, a partire dal riconoscimento delle relazioni di potere che ancora sussistono tra l\u2019Occidente e il cosiddetto Terzo Mondo. La persistenza di politiche imperialiste e neocoloniali rende per\u00f2 problematico l\u2019uso del termine postcoloniale, che presupporrebbe la fine del colonialismo, ma su questo punto il dibattito \u00e8 ancora aperto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2015\/04\/fig3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3289 \" src=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2015\/04\/fig3.jpg\" alt=\"fig3\" width=\"498\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2015\/04\/fig3.jpg 537w, https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2015\/04\/fig3-300x231.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 498px) 100vw, 498px\" \/><\/a><br \/>\nLe donne nere negli Stati Uniti hanno usato il termine \u00abcolonizzazione\u00bb per descrivere l\u2019appropriazione delle loro lotte ed esperienze da parte del femminismo bianco, che dovrebbe essere considerato nel contesto di un\u2019egemonia globale della cultura occidentale. Nel saggio <em>Sotto gli occhi dell\u2019occidente. Saperi femministi e discorsi coloniali<\/em> (1988), la femminista indiana Chandra Talpade Mohanty, che insegna negli Stati Uniti, sostiene che questa colonizzazione si realizza innanzitutto sul piano del discorso, quando alcune teoriche del femminismo occidentale pretendono di parlare delle esperienze delle donne del Terzo Mondo, assumendo come proprio punto di riferimento le esperienze delle donne bianche e occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mohanty contribuisce a decostruire gli stereotipi sulla \u2018donna del Terzo Mondo\u2019 rilevati nei testi delle femministe occidentali: questi ultimi, infatti, rappresentano la \u2018donna del Terzo Mondo\u2019 come un (s)oggetto singolare e monolitico (sessualmente subordinata, ignorante, povera, legata alla famiglia e alla tradizione, religiosa, addomesticata, vittimizzata), come \u2018altra\u2019 in una implicita relazione gerarchica con la donna occidentale (istruita, moderna, capace di controllare il proprio corpo e la propria sessualit\u00e0, libera di prendere le proprie decisioni). Queste pratiche discorsive \u2013 che secondo Mohanty sono la manifestazione di una relazione di potere in cui la rappresentazione in negativo della \u2018donna del Terzo Mondo\u2019 rende possibile l\u2019autorappresentazione in positivo delle donne occidentali \u2013 si basano sull\u2019assunto che le donne siano un gruppo coerente e gi\u00e0 costituito, preesistente rispetto alle relazioni sociali e al processo d\u2019analisi. Da qui deriva una nozione omogenea e riduttiva del patriarcato e dell\u2019oppressione delle donne, che non tiene conto della specificit\u00e0 dei diversi contesti storici, locali e culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un altro testo fondamentale per il femminismo postcoloniale, <em>Can the Subaltern Speak?<\/em> (1988), Gayatri Chakravorty Spivak, bengalese di nascita che vive negli Stati Uniti, ragiona su come l\u2019Occidente rappresenta le donne colonizzate, concludendo provocatoriamente che non c\u2019\u00e8 alcuna possibilit\u00e0 per queste donne di far sentire la propria voce. Paralizzata tra gli interessi nazionalistici del patriarcato indigeno e quelli del governo coloniale (\u00abuomini bianchi che pretendono di salvare donne scure da uomini scuri\u00bb), la donna colonizzata \u00e8 stata ridotta al silenzio e privata di una capacit\u00e0 di azione consapevole: non pu\u00f2 rappresentare se stessa, deve essere rappresentata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Assumere le donne bianche e occidentali come il referente primario della teoria e della prassi \u2013 sostengono le femministe nere e postcoloniali, che hanno contribuito alla proliferazione dei femminismi (al plurale) \u2013 rappresenta un ostacolo contro la necessit\u00e0 di formare alleanze politiche che superino le contrapposizioni di classe, razza e confini nazionali. Oggi infatti non si pu\u00f2 pi\u00f9 pretendere di agire sulla base di una supposta essenza femminile (un soggetto dotato di caratteristiche uniche, che riprodurrebbe l\u2019opposizione binaria maschile\/femminile), n\u00e9 di un\u2019identificazione naturale nella categoria \u2018donna\u2019 (non tutte le donne sono bianche e, in quanto donne, non possiamo dirci tutte sorelle).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma porre l\u2019accento solo sulle differenze (su ci\u00f2 che separa le donne piuttosto che su ci\u00f2 che le unisce) \u2013 avverte invece chi sostiene l\u2019esistenza di un movimento femminista (al singolare) \u2013 costituirebbe un serio ostacolo contro la possibilit\u00e0 di riconoscere il movimento delle donne come un soggetto politico collettivo. Spivak suggerisce dunque la possibilit\u00e0 di praticare un essenzialismo strategico: cio\u00e8 di attribuire alla categoria \u2018donne\u2019 delle caratteristiche proprie e uniche, sulla base delle quali \u00e8 possibile costruire delle identit\u00e0 politiche oppositive (che si basano sempre su generalizzazioni e unit\u00e0 provvisorie), nella consapevolezza dei limiti teorici di questa posizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2015\/04\/fig4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-3290 aligncenter\" src=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2015\/04\/fig4.jpg\" alt=\"fig4\" width=\"500\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2015\/04\/fig4.jpg 542w, https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2015\/04\/fig4-300x230.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><br \/>\nGrazie alle critiche del femminismo nero e postcoloniale, il femminismo bianco e occidentale \u2013 che aveva sempre considerato il genere e la differenza sessuale come le categorie analitiche principali \u2013 ha dovuto riconoscere la propria inadeguatezza nel rilevare le differenze e le relazioni di potere esistenti tra le donne. Una prospettiva che consideri l\u2019intersezione tra genere, razza ed etnicit\u00e0 pu\u00f2 essere invece un\u2019opportunit\u00e0 per costruire coalizioni transnazionali tra donne appartenenti a culture e contesti diversi, sempre a partire dal riconoscimento del proprio specifico posizionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il femminismo italiano, in particolare, \u00e8 stato considerato \u2018essenzialista\u2019 da alcune femministe anglofone, perch\u00e9 ha privilegiato la differenza sessuale (la differenza biologica tra donne e uomini) come categoria analitica principale, sottovalutando gli altri assi della differenza (le differenze tra le donne). Sebbene le femministe italiane abbiano tardato a confrontarsi con le intersezioni tra genere, razza ed etnicit\u00e0, Teresa de Lauretis sostiene che le femministe inglesi e nordamericane dovrebbero correre il \u2018rischio\u2019 dell\u2019essenzialismo, che invece le italiane si sono gi\u00e0 assunte, teorizzando e praticando una nozione della differenza sessuale nei termini di una alleanza politica tra le donne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre, anche se in Italia \u00e8 mancato un momento di rottura come quello rappresentato negli anni Ottanta per il femminismo americano dal <em>black feminism<\/em>, oggi la presenza nel nostro Paese di una consistente comunit\u00e0 nera e migrante sta contribuendo a far emergere nuove prospettive. Le donne nere e immigrate, di prima e seconda generazione, che vivono in Italia,\u00a0lavorano, scrivono, sono impegnate in politica e nel sociale, producono riflessioni teoriche. \u00c8 grazie alla loro presenza che il nostro femminismo si mette in discussione, mentre si creano nuove reti di relazioni, associazioni e collettivi femministi che uniscono donne native e migranti. Infine, anche grazie al loro contributo, esiste ormai da venti anni una letteratura italiana della migrazione, nell\u2019accademia si apre faticosamente uno spazio per le riflessioni postcoloniali e si avviano ricerche storiche sul colonialismo italiano in una prospettiva femminista e di genere.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify\"><strong><a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2011\/03\/femminismo-nero-e-postcoloniale.pdf\">leggi in pdf<\/a><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho scritto questo breve paragrafo per il volume Identit\u00e0 e differenze. 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