{"id":2437,"date":"2013-04-24T11:20:23","date_gmt":"2013-04-24T09:20:23","guid":{"rendered":"http:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=2437"},"modified":"2013-04-24T11:29:13","modified_gmt":"2013-04-24T09:29:13","slug":"alisa-dal-re-killing-me-softly-sugli-studi-di-genere-alluniversita-di-padova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=2437","title":{"rendered":"Alisa Del Re: Killing me Softly&#8230; (sugli studi di genere all&#8217;universit\u00e0 di Padova)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Grazie alla segnalazione di Liliana Ellena, ecco un altro contributo al dibattito sugli studi di genere nelle universit\u00e0 italiane (\u00e8 gi\u00e0 stato pubblicato anche su <a href=\"https:\/\/femminismo-a-sud.noblogs.org\/post\/2013\/04\/23\/vogliamostudidigenere-a-padova-congelato-per-tre-anni-il-corso-di-politiche-di-pari-opportunita\/\">Femminismo a Sud)<\/a>. L&#8217;intervento di Alisa Del Re, direttora del CIRSPG (Centro interdipartimentale di ricerca: Studi sulle politiche di genere) dell&#8217;universit\u00e0 di Padova, cita ampi stralci sia del nostro documento dal titolo <a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=2388\"><em>Dal margine degli studi di genere: una proposta politica<\/em><\/a>, sia dell&#8217;intervento del <a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=2418\">Centro di Women&#8217;s studies Milly Villa dell\u2019universit\u00e0 della Calabria<\/a>.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>Killing me Softly&#8230; Per tre anni non sar\u00e0 attivato il corso di Politiche di pari opportunit\u00e0 presso il SPGI all\u2019Universit\u00e0 di Padova<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un po\u2019 di storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 2003 il Fondo sociale europeo stanzi\u00f2 dei fondi per le pari opportunit\u00e0 nel Veneto, e una parte arriv\u00f2 all\u2019Universit\u00e0. In una riunione dei Presidi di Facolt\u00e0 dell\u2019epoca si cominci\u00f2 a dibattere su come spendere questi soldi: chi proponeva di attivare dei corsi di inglese, altri dei corsi di informatica (ovviamente con una maggioranza di donne tra i partecipanti). Facevo allora parte del Comitato Pari Opportunit\u00e0 dell\u2019Universit\u00e0 di Padova e mi precipitai (letteralmente) non invitata a quella riunione, spiegando che la cosa pi\u00f9 utile era attivare dei corsi di Ateneo di Pari opportunit\u00e0 (a crediti liberi). Visto che non si sottraevano molti soldi e che in fondo l\u2019FSE richiedeva proprio questo, il corso venne accettato e promosso. Cos\u00ec \u00e8 nato il corso di Politiche di Pari Opportunit\u00e0. Finiti i fondi FSE, il corso fu inserito nel Manifesto degli studi di Scienze Politiche, sempre a libera scelta, e fu frequentato attivamente da molti studenti e studentesse (una media di 100-150 studenti\/esse l\u2019anno, non solo di Scienze Politiche, ma anche di altre Facolt\u00e0). Nello stesso tempo venne attivato il corso Politiche sociali e politiche di pari opportunit\u00e0 nella UE per le lauree specialistiche (poi magistrali), sempre a libera scelta. Cos\u00ec veniva completato un piccolo percorso di studi di genere che spesso diventava trampolino per delle tesi di ricerca di un certo spessore. Nei due corsi il programma era vasto, spaziava dai temi della cittadinanza politica delle donne a quelli degli stereotipi di genere, dai temi delle discriminazioni sul lavoro alle molestie e al mobbing, dalle istituzioni di parit\u00e0 alle direttive europee, dalla violenza contro le donne e alla stupro come arma di guerra al governo del territorio da un punto di vista di genere. In mancanza di testi specifici furono adottati due manuali: uno per le lauree triennali (Del Re A., Perini L. (2009) <i>Politiche di Pari Opportunit\u00e0, Manuale per le lauree triennali<\/i>, Padova, Cleup; Del Re A. (a cura di) (2008) <i>Manuale di Pari Opportunit\u00e0: per un orientamento sulle politiche di genere<\/i>, Padova, Cleup). Nel 2008 venne finalmente realizzato il Centro interdipartimentale di ricerca: Studi sulle politiche di genere (CIRSPG) dentro i cui progetti di ricerca confluirono molte tesi elaborate dagli studenti del percorso di studi di genere (tra l\u2019altro il progetto dell\u2019Osservatorio delle elette del Veneto, che raccoglie i dati di genere dei 581 comuni del Veneto dal 1946 ai giorni nostri, visibile nel sito del CIRSPG).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi i tagli imposti all\u2019offerta formativa (formativa appunto: questo vuol dire che si vuole formare di meno?)\u00a0 nonch\u00e9 l\u2019informatizzazione della stessa hanno ridotto questo percorso a:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il corso di Politiche di pari opportunit\u00e0 verr\u00e0 mantenuto nella laurea triennale ma attivato nel terzo anno (cio\u00e8 tra tre anni) in alternativa ad un altro corso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il corso di Politiche sociali e politiche di Pari opportunit\u00e0 nella UE \u00e8 mantenuto nelle lauree magistrali, ma attivato tra due anni e in inglese, sempre in alternativa ad un altro corso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il risultato? Per tre anni l\u2019offerta formativa non riguarder\u00e0 le politiche di genere nelle lauree triennali e recuperarne l\u2019interesse dopo sar\u00e0 un bel problema (tutti sanno come i corsi in alternativa- cio\u00e8 a scelta, anche se non\u00a0 proprio libera &#8211; funzionano sul passaparola degli studenti). Nelle lauree magistrali vi sar\u00e0 un corso specialistico tra due anni calato nel vuoto e per di pi\u00f9 in inglese, cosa che io penso lo render\u00e0 appetibile solo a due o tre studenti erasmus troppo pigri per imparare l\u2019italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prendendo spunto dal documento <a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=2388\">\u201cDal margine degli studi di genere: una proposta politica\u201d<\/a> firmato da molte studiose e che condivido totalmente, riporto le affermazioni: \u201c<i>Gli studi di genere offrono, in sostanza, delle griglie interpretative aperte e multiformi, stimolando a uno sguardo complesso e non riduttivo sull\u2019esistente. E, ancora oltre, questo sguardo critico produce strumenti concreti di lavoro contro le discriminazioni e la violenza di genere, incluse le forme di razzismo e omo\/transfobia \u2013 una ragione, questa, per cui dovrebbero essere inseriti nei curricula gi\u00e0 a partire dalla scuola dell\u2019obbligo. Inoltre, con un intero apparato scolastico uniformato su un\u2019offerta che \u00e8 in realt\u00e0 pi\u00f9 informativa che formativa \u2013 basata, quindi, sulla passivit\u00e0 della\/del discente \u2013 gli studi di genere rappresentano senz\u2019altro un\u2019eresia, poich\u00e9 propongono un approccio complesso e intersezionale, non nozionistico ma critico, non unidimensionale ma interdisciplinare. Invece, la realt\u00e0 dimostra che chi \u00e8 interessata\/o ad acquisire o a sviluppare questi strumenti deve andare all\u2019estero, poich\u00e9 in Italia vige una sorta di censura della ricerca, della produzione teorica e del dibattito su questi temi. Sappiamo per esperienza quanto sia penalizzante, in sede di concorso o di abilitazione o anche solo di semplice partecipazione ai bandi per contratti di docenza, avere nel proprio curriculum pubblicazioni inerenti queste tematiche. L\u2019ostracizzazione e la cancellazione degli studi di genere, torniamo a ripetere, vanno dunque annoverate tra gli effetti del sessismo e del razzismo pervasivi e trasversali che sono dominanti in Italia\u201d.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Aggiungo che la cancellazione di questi corsi vanifica anche la ricerca che spesso viene attivata dai pochi Centri di ricerca di genere ancora presenti nelle Universit\u00e0 italiane, in quanto una ricerca che non interagisca con la didattica, che non trovi impulsi e trasmissione di idee con il confronto con le giovani generazioni diventa puro e vuoto esercizio di stile, retorico e privo di senso in una Universit\u00e0 che si voglia di formazione. L\u2019importanza delle tesi e del lavoro che si fa assieme agli studenti e alle studentesse trova spesso nei Centri di ricerca di genere la collocazione ideale: mancando i primi, rischia di diventare sterile anche la ricerca stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come direttora del Centro interdipartimentale di ricerca: Studi di genere (CIRSPG) dell\u2019Universit\u00e0 di Padova mi associo alle preoccupazioni del <a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=2418\">Centro Interdipartimentale Women\u2019s Studies Milly Villa dell\u2019Universit\u00e0 della Calabria<\/a> quando dice in relazione alla chiusura di corsi di genere in quella Universit\u00e0 (<a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=2433\">e altrove, come a Torino, per esempio<\/a>) : \u201c\u2026<i>P<\/i><i>er tutto questo il Centro \u00e8 particolarmente consapevole della gravit\u00e0 di una situazione che mette in discussione (localmente e a livello nazionale) la visibilit\u00e0 e la tenuta degli studi di genere, e siamo convinte\/i che si possa resistere alle scelte imposte, elaborando alternative, valorizzando quello che esiste e resiste, individuando al contempo le debolezze del contesto in cui operiamo. Denunciamo quindi ogni tentativo di indebolire ulteriormente gli studi di genere, all\u2019Universit\u00e0 della Calabria come altrove. Come Centro ci impegneremo nel promuovere il ripristino di corsi non riattivati (a partire dalla prossima programmazione didattica), nel rafforzamento dei corsi esistenti e nell\u2019ampliamento dell\u2019offerta formativa su tematiche di genere in altri corsi di laurea. Siamo convinte\/i che la diffusione di una prospettiva di genere negli orientamenti della didattica, della ricerca e della formazione sia uno strumento irrinunciabile contro il tentativo di dominare gli esseri umani lungo linee di \u2018razza\u2019 classe, sesso, orientamento sessuale. Pensiamo che solo creando reti di relazione tra persone e luoghi diversi possa attivarsi quella conoscenza che sostituisce il pregiudizio\u201d<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anch\u2019io chiedo una ripresa del dibattito nazionale sulla situazione degli studi di genere in Italia, per avere un quadro complessivo dei punti di forza e di debolezza, e con la finalit\u00e0 di rinnovare una forza comune di risposta. Ma chiedo anche ai\/alle colleghe\/i dell\u2019Universit\u00e0 di Padova, agli studenti e alle studentesse, alle\/ai rappresentanti delle commissioni e comitati di Pari Opportunit\u00e0 dell\u2019Universit\u00e0 e del territorio di esprimersi su questo tema, facendo presente alle autorit\u00e0 accademiche quanto si stia impoverendo l\u2019offerta formativa con la cancellazioni (o posposizione tra alcuni anni) dei corsi di genere, in un momento in cui forse formare alla non discriminazione tra i sessi \u00e8 compito prioritario dati i rapporti sociali esistenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\" align=\"right\">Alisa Del Re<br \/>\nDirettora del CIRSPG<br \/>\nUniversit\u00e0 di Padova<\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie alla segnalazione di Liliana Ellena, ecco un altro contributo al dibattito sugli studi di genere nelle universit\u00e0 italiane (\u00e8 gi\u00e0 stato pubblicato anche su Femminismo a Sud). 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