{"id":2086,"date":"2012-09-29T09:52:47","date_gmt":"2012-09-29T07:52:47","guid":{"rendered":"http:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=2086"},"modified":"2013-04-26T14:19:31","modified_gmt":"2013-04-26T12:19:31","slug":"2086","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=2086","title":{"rendered":"Che genere di concorso?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Una lettera del <a href=\"http:\/\/www.sguardisulledifferenze.org\/\">Laboratorio di studi femministi \u00abAnna Rita Simeone\u00bb<\/a> <em>Sguardi sulle Differenze<\/em> dell&#8217;Universit\u00e0 di Roma \u00abLa Sapienza\u00bb. Al momento il sito del Laboratorio \u00e8 fuori uso, stiamo lavorando per risolvere il problema ma nel frattempo \u00e8 stata creata una <a href=\"http:\/\/www.sguardisulledifferenze.org\/lettera\/\">pagina web<\/a> dove \u00e8 possibile leggere la <a href=\"http:\/\/www.sguardisulledifferenze.org\/lettera\/\">lettera aperta<\/a> ed essere informate sulle iniziative che seguiranno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"http:\/\/www.sguardisulledifferenze.org\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-2102\" title=\"sguardi\" src=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/files\/2012\/09\/sguardi1.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"77\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Che genere di concorso?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Lettera aperta al Ministro dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Universit\u00e0 e della<\/strong> <strong>Ricerca Prof. Francesco Profumo e per conoscenza alla Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunit\u00e0 Prof.a Elsa Fornero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Egregio signor Ministro,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">a scrivere \u00e8 un gruppo di studiose specializzate negli studi umanistici, la maggior parte delle quali docente nella scuola e nell&#8217;universit\u00e0. Alcune di noi vivono e insegnano all&#8217;estero, molte altre vi hanno trascorso importanti periodi di formazione professionale. Siamo perci\u00f2 abituate a confrontarci con i continui cambiamenti che interessano le nostre discipline, sia per la scelta delle metodologie di analisi sia per l&#8217;individuazione degli oggetti di indagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Siamo, in altre parole, cittadine europee pienamente immerse nel nostro tempo, interessate a partecipare attivamente alla definizione del modo di essere nel mondo delle generazioni presenti e future. Molte di noi sono precarie, e si apprestano a far parte dell&#8217;esercito di candidati che si sta preparando a sostenere la procedura di selezione prevista dal concorso a posti e cattedre, decreto del direttore generale per il personale scolastico n. 82 del 24 settembre 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nostra decisione di scriverle questa lettera \u00e8 derivata non solamente dall&#8217;esigenza di manifestare un profondo disaccordo sul piano intellettuale e scientifico, ma anche dal disagio e dal disappunto da noi avvertiti in qualit\u00e0 di cittadine, in seguito alla lettura delle indicazioni sulle prove d&#8217;esame e i relativi programmi contenute nell&#8217;allegato 3 del bando di indizione del concorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Intendiamo cogliere questa occasione per riaprire pubblicamente il dibattito intorno a una questione, quella del genere e della sessuazione del sapere, che in molti paesi europei \u00e8 ormai data come punto di partenza per la pianificazione pedagogica e didattica, ma che per varie ragioni storiche e culturali non riesce ad essere assunta come elemento centrale nell&#8217;agenda politica (e utilizziamo questa parola nel senso pi\u00f9 ampio e nobile del termine) all&#8217;interno delle istituzioni italiane. In questo senso, il bando riflette le profonde contraddizioni di una societ\u00e0 che continua a mettere in atto meccanismi sessisti senza riconoscere le trasformazioni del presente, n\u00e9 le questioni di genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il bando di un concorso pubblico non si limita solo a indicare procedure e scadenze. Nel momento in cui fissa i criteri di valutazione, include o esclude, delinea anche un modello e un&#8217;immagine di quello che sta cercando. Allo Stato servono insegnanti che guidino il percorso di formazione dei giovani cittadini e delle giovani cittadine. Ma che caratteristiche devono avere? Il nuovo insegnante e la nuova insegnante devono innanzitutto avere un sicuro dominio delle materie di insegnamento, conoscere i presupposti epistemologici delle singole discipline e conoscere le lingue straniere; devono saper usare internet e dominare gli strumenti informatici. Appare chiaro che chi ha stilato il bando avesse in mente un&#8217;immagine di insegnante moderno\/a, al passo con i tempi e pronto\/a a costruire un percorso che porti la scuola italiana in Europa. Questo lodevole intento, per\u00f2, si scontra miseramente con l&#8217;arretratezza dei programmi ministeriali e delle indicazioni che solo due anni fa sono state fornite dal ministero per le singole discipline. E il centro di tale arretratezza sta nella sistematica e persistente ignoranza di tutto ci\u00f2 che nell&#8217;ambito dell&#8217;insegnamento riguarda il genere. Basta scorrere gli elenchi di autori che il candidato dovrebbe innanzitutto conoscere: tra i filosofi, nemmeno una donna; tra gli scrittori, una sola, Elsa Morante; nel programma di storia non c&#8217;\u00e8 alcun accenno alla storia delle donne a alle questioni di genere; tra i fatti notevoli del Novecento non \u00e8 menzionato il femminismo. Quando si parla di educazione linguistica non c&#8217;\u00e8 nessun riferimento al linguaggio sessuato. Quando si parla di geografia, non c&#8217;\u00e8 nessun accenno al genere come categoria di indagine. Quando nel programma di letteratura italiana si richiede di conoscere i principali orientamenti critici, l&#8217;elenco esemplificativo comprende i nomi di E. Auerbach (1892-1957), L. (sic!!) Contini (1912-1990), C. Segre (1928-), B. Croce (1866-1952). E basta. Ancora, niente donne, ancora nessun riferimento ai gender studies come prospettiva critica di rilievo<!--more-->Le istituzioni hanno di nuovo preso la parola su un modello di scuola, di apprendimento e di insegnamento. Riteniamo che sia giunto il momento di denunciare con forza come lo Stato continui a comunicare un&#8217;idea di sapere nel quale le donne e la differenza sessuale non trovano posto e la questione della relazione tra uomini e donne non \u00e8 nemmeno minimamente sfiorata, anzi \u00e8 del tutto rimossa. Che genere di formazione per i cittadini e le cittadine, quando i programmi sui quali questa si fonda pretendono ancora di presentare la finzione di un sapere neutro, asessuato? In che modo formare giovani cittadine forti e consapevoli, quando tutto il mondo a scuola non parla di loro, non parla a loro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si potrebbe obbiettare che le ultime Indicazioni nazionali ribadivano il principio, peraltro sancito dalla Costituzione, dell&#8217;autonomia dell&#8217;insegnamento, e della conseguente facolt\u00e0 di ogni insegnante di adottare e promuovere quegli approcci e indirizzi epistemologici che ritenesse pi\u00f9 validi all&#8217;interno della propria disciplina. Sarebbe un&#8217;obiezione assai debole, perch\u00e9 \u00e8 evidente che questioni di tale rilevanza sociale e culturale non possono essere relegate solamente nell&#8217;ambito della tutela dei diritti e della libert\u00e0 individuale o del principio dell&#8217;autonomia scolastica. Sulla base dei parametri indicati dal bando, il sapere di un\/una insegnante attento\/a ai meccanismi di genere, che determinano la formazione della tradizione e la storica scomparsa o marginalizzazione delle donne, costituirebbe un elemento accessorio, non essenziale rispetto al bagaglio di competenze che renderebbero costui\/costei idoneo\/a all&#8217;esercizio della professione. Allo Stato dunque non interessa che chi insegna sia in grado e voglia spiegare in maniera rigorosa e scientificamente aggiornata i meccanismi che hanno portato, per esempio, ad avere un canone letterario in cui tra trentacinque scrittori elencati solo una donna \u00e8 stata ritenuta degna di menzione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una scuola per l&#8217;Europa non pu\u00f2 lasciare le questioni di genere ufficialmente fuori dalla porta. La domanda che le poniano \u00e8 dunque: non le sembra giunto il momento di smettere di farle entrare dalla porta di servizio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Laboratorio di studi femministi \u00abAnna Rita Simeone\u00bb<br \/>\nSguardi sulle differenze<br \/>\nUniversit\u00e0 di Roma \u00abLa Sapienza\u00bb<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.sguardisulledifferenze.org\">http:\/\/www.sguardisulledifferenze.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una lettera del Laboratorio di studi femministi \u00abAnna Rita Simeone\u00bb Sguardi sulle Differenze dell&#8217;Universit\u00e0 di Roma \u00abLa Sapienza\u00bb. 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