{"id":2070,"date":"2012-07-10T10:22:38","date_gmt":"2012-07-10T08:22:38","guid":{"rendered":"http:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=2070"},"modified":"2012-07-10T10:34:47","modified_gmt":"2012-07-10T08:34:47","slug":"princesa-un-cyborg-nella-letteratura-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=2070","title":{"rendered":"Princesa: un cyborg nella letteratura italiana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Quelli che seguono sono solo degli appunti di lettura che avevo scritto diversi anni fa, dopo aver letto <em>Princesa<\/em>, il libro di Fernanda Farias de Albuquerque e Maurizio Jannelli pubblicato nel 1994 dall&#8217;editore Sensibili alle foglie. Li ho cercati e ritrovati in occasione dell&#8217;incontro che si \u00e8 svolto <a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=2063\">domenica scorsa al Volturno occupato<\/a>, grazie all&#8217;iniziativa di Ugo Fracassa, e li ripropongo qui col proposito di lavorare ancora, in maniera pi\u00f9 sistematica e approfondita, su questo prezioso libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Princesa: <\/em>un <em>cyborg<\/em> nella letteratura italiana <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Princesa<\/em> \u00e8 la storia di una transessuale \u2013 di un corpo in transito tra un&#8217;identit\u00e0 e l&#8217;altra \u2013 della sua metamorfosi al silicone e chirurgia plastica, della sua fuga dal Brasile all&#8217;Europa, fino all\u2019esperienza del carcere, dove significativamente il racconto si interrompe.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anaciclin, sempre quattro pasticche al giorno. Fernando si consuma lentamente. Il pene rimpicciolisce, i testicoli si ritirano, i fianchi si allargano. Fernanda cresce. Pezzo dopo pezzo, gesto su gesto, io dal cielo scendo in terra, un diavolo \u2013 uno specchio. Il mio viaggio.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">La progettualit\u00e0 con cui Fernanda fa emergere il suo corpo femminile racchiuso dentro un corpo di uomo, sotto l\u2019effetto degli ormoni e delle protesi al silicone liquido iniettate dalle <em>bombadeiras<\/em> brasiliane, non pu\u00f2 non far pensare ai tanti personaggi in bilico tra vita organica ed esistenza metallica che popolano la letteratura contemporanea. Il pensiero postmoderno, che percepisce l\u2019esigenza di ordine e coerenza del razionalismo moderno come una imposizione illusoria, trova nel <em>cyborg<\/em> \u2013 figura ibrida di assemblaggio e montaggio \u2013 una possibilit\u00e0 per rendere in letteratura la frammentazione e il disorientamento della personalit\u00e0 che caratterizzano l\u2019et\u00e0 contemporanea, alludendo a un\u2019immagine mobile e incerta, eterogenea e incompiuta, della realt\u00e0 in cui viviamo. Penso in particolare a Donna Haraway, che ha proposto il <em>cyborg<\/em> come una figurazione che rispecchia la ridefinizione dei confini tra i soggetti, i loro corpi e il mondo esterno, e che offre nuove possibilit\u00e0 per un universo <em>post-gendered<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scrittura rappresenta per Fernanda la medicina \u00abper resistere all\u2019azione devastante della reclusione, per non dimenticare di essere nati liberi\u00bb, ma \u00e8 anche lo spazio per l&#8217;incontro con il co-autore, Maurizio Jannelli, che approda al carcere dopo la militanza nelle Brigate Rosse. Dalla comunicazione tra i due nasce una nuova lingua, \u00abla variazione, scritta e orale, che risult\u00f2 dalla chimica delle nostre lingue materne\u00bb: il portoghese di Fernanda, il dialetto sardo di Giovanni, il compagno di prigione che per primo l\u2019ha incoraggiata a raccontare la sua storia, e la stesura finale di Maurizio Jannelli, a cui l\u2019editore Renato Curcio ha affidato il compito di rendere accessibile al pubblico la straordinaria lingua ibrida del testo originale, come spesso \u00e8 avvenuto per i primi testi letterari scritti in italiano da persone migranti.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dal manoscritto autobiografico di Fernanda e dalla capacit\u00e0 di ascolto di Maurizio, il libro \u00e8 anche il frutto di intensi dialoghi e di una fitta corrispondenza, scaturiti in primo luogo dalla necessit\u00e0 di chiarificare la storia di Fernanda e di definire meglio le sue parole, a volte inventate \u2013 quando i suoni appena imparati venivano trasformati in segni \u2013 o utilizzate in senso improprio:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio i \u201cseni\u201d diventano i \u201csegni\u201d. E sono \u201csegni\u201d se uno li costruisce. Ci sono dei passaggi in cui lei dice \u201ci segni del petto\u201d, cio\u00e8 \u201ci seni del petto\u201d, intende. Io mi faccio portare da questo gioco. Ci sto dentro un giorno, e quel gioco mi porta a leggere Baudrillard, Roland Barthes, cio\u00e8 mi fa fare una serie di viaggi per poi scrivere magari solo due righe. Un altro esempio. Lei usa la parola \u201ccopia\u201d per dire la sua \u201csomiglianza\u201d, con Perla. Questo mi consente di costruire l\u2019incontro tra l\u2019originale, il modello da lei assunto (Perla) e la sua copia (Fernanda). Una dimensione seriale della costruzione dei corpi per come avviene in Brasile ad opera delle Bombadeire.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque la redazione finale conserva sicuramente i segni della differenza degli autori, la tracce di itinerari e culture diverse: il processo che precede il farsi di questa nuova lingua \u2013 quaderni e bigliettini viaggiarono per un anno attraverso le tre celle \u2013 rappresenta dunque un passo verso quella \u00ablotta per il linguaggio, contro la comunicazione perfetta, contro il codice unico che traduce perfettamente ogni significato, dogma centrale del fallologocentrismo\u00bb, che Haraway identifica con la politica dei <em>cyborg<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo saggio su <em>Le origini della letteratura afroitaliana e l\u2019esempio afroamericano<\/em>, Alessandro Portelli legge una accanto all\u2019altra l\u2019autobiografia di Fernanda \u2013 \u00abuna persona che ha letteralmente due lingue, due nomi, due corpi\u00bb \u2013 e la poesia <em>Prigione<\/em> del poeta camerunense Ndjock Ngana, noto in Italia anche come Teodoro, che rappresenta \u00abl\u2019uscita dalla \u201cprigione\u201d dell\u2019identit\u00e0 e della logica logocentrica\u00bb. Portelli individua dunque una contraddizione \u2013 esemplificata da questi due testi letterari \u2013 tra l\u2019idea di multiculturalismo come evento liberatorio, come apertura di una possibilit\u00e0 antiautoritaria, associata all\u2019ideale postmoderno di un soggetto molteplice e frammentato, da una parte (in <em>Prigione<\/em>), e l\u2019aspetto tragico e doloroso della frammentazione, denunciato da chi subisce sulla propria pelle l\u2019esperienza della discriminazione e dell\u2019emarginazione, dall\u2019altra (in <em>Princesa<\/em>). Dunque la complessit\u00e0 e l\u2019ambivalenza rilevate sopra, nell\u2019ambito delle riflessioni postmoderne sulla diversit\u00e0, si riproducono anche nella recente apparizione di una letteratura italiana della migrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come il <em>cyborg<\/em>, postmoderna metafora di sessualit\u00e0 e identit\u00e0 trans-genere, Fernanda crea se stessa per mezzo di impianti e silicone. Ma il risultato non \u00e8 la realt\u00e0 virtuale di una sessualit\u00e0 immaginata, bens\u00ec un\u2019approfondita esplorazione del dolore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accento posto qui da Portelli sull\u2019aspetto negativo e doloroso della frammentazione, credo sia da attribuire alla sua volont\u00e0 di distinguere Fernanda (\u00abla protagonista di un\u2019autobiografia\u00bb) da Princesa (\u00abil personaggio di un libro\u00bb). Infatti \u2013 mentre lui stesso e gli altri intellettuali che avevano riconosciuto il valore del libro, dapprincipio le avevano identificate in una sola persona \u2013 il ritorno alla prostituzione, al carcere e infine il suicidio di Fernanda ci costringono a riconoscere la differenza tra le due. Comunque, nell\u2019impossibilit\u00e0 di identificare chiaramente il ruolo svolto da Jannelli nel trasformare Fernanda\u00a0 (\u00abperaltro, su richiesta di lei\u00bb) in un personaggio della finzione letteraria, Portelli preferisce restituirci la brutalit\u00e0 della verit\u00e0 storica e sottolineare il dolore e la sofferenza, pi\u00f9 che la costruzione consapevole di una nuova identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ribadire la differenza tra Fernanda e Princesa, mi sembra comunque un atto doveroso per riconoscere la complessit\u00e0 di questo testo, la cui forma rispecchia un lungo lavoro non solo di trascrizione-traduzione ma di vero e proprio montaggio e assemblaggio con altre fonti, altri racconti e immaginazioni: dunque non la testimonianza di un\u2019esperienza autentica, ma il tentativo di rappresentare nella scrittura il \u00abcortocircuito\u00bb tra i differenti percorsi dei co-autori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una parte c\u2019\u00e8 il duplice movimento di Maurizio: dapprima il sogno, \u00abuna sorta di allucinazione personale\u00bb, affrontato per ricostruire dal chiuso della sua cella l\u2019ambientazione del Nordeste del Brasile, attraverso le pagine di Guimar\u00e3es Rosa e i racconti dei detenuti che avevano trascorso l\u00ec la loro latitanza. A cui si aggiunge un secondo viaggio, quello pi\u00f9 difficile, per vestire i panni di Fernanda ed entrare nel corpo del transessuale: \u00abE devo dire che questa \u00e8 stata forse l\u2019esperienza pi\u00f9 ricca \u2013 sostiene Jannelli \u2013 che mi ha letteralmente scaraventato dentro le ragioni dell\u2019Altro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altra c\u2019\u00e8 il viaggio reale di Fernandinho: da un villaggio del Nordeste brasiliano, alla fuga disastrosa verso le grandi metropoli del Brasile e dell\u2019Europa; a cui si affianca la metamorfosi del corpo maschile in corpo femminile. Qui comincia la nuova vita di Princesa, che solo dopo l\u2019applicazione delle protesi di silicone ai seni scopre finalmente<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">cosa volesse dire essere donna in mezzo a mille sconosciuti. Cambi\u00f2 tutto, persino i suoni della mia lingua vibrarono diversi. Cambiai anch\u2019io. Fui letteralmente trascinata in un mondo altro: quello delle donne\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fernanda rimane comunque sempre in bilico tra la volont\u00e0 di divenire donna (\u00ablo conquister\u00f2 come una donna conquista un uomo. I miei seni cresceranno. I miei fianchi saranno perfetti, come quelli di Rubirosa\u00bb) e la certezza di non poterlo essere mai completamente (\u00abNon riuscir\u00f2 mai ad essere donna giorno e notte\u00bb):<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In molti sanno, capiscono. Vedono, eppure si comportano come se io fossi tutta donna. E quel come se per me \u00e8 gi\u00e0 tanto. Forse tutto. Nell\u2019imbarazzo di un disagio i pi\u00f9 s\u2019appoggiano all\u2019apparenza del convenzionale: seni culo tuttoapposto, allora signorina. Nella spiaggia come al ristorante. E per me \u00e8 un\u2019altra vita.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se lo sguardo della gente la condanna a rimanere sempre \u00abl\u2019uomodonna\u00bb, il \u00abmaschiofemmina\u00bb, \u00abuna cosa di mezzo\u00bb, \u00abnon proprio una donna, ma la figura di una donna\u00bb; sar\u00e0 soprattutto l\u2019esperienza del carcere \u2013 un carcere maschile, perch\u00e9 sui documenti \u00e8 ancora registrata come un uomo \u2013 a ribadire l\u2019assurdit\u00e0 di una logica dualistica che contrappone il maschile al femminile: \u00abL\u00ec [in carcere] io abito in un ambiente dove un transessuale che pi\u00f9 femmina che \u00e8 ma chiamano sempre al maschile\u00bb. La societ\u00e0 con cui si scontra Fernanda sembra ancora incapace di concepire una differenza che sia al di l\u00e0 dell\u2019opposizione del maschile e del feminile e di comprendere \u00abil problema che accade ai confronti di queste persone che sarebbe le persone del terzo sesso, o persone del terzo, diciamo, mondo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 qui che entra in gioco la funzione terapeutica della scrittura: l\u2019unica risposta all\u2019esigenza di proporre un\u2019ironica auto-rappresentazione, che \u2013 proprio a partire dalle continue conferme e disconferme della sua identit\u00e0, dagli sguardi, dai comportamenti e dalle parole dei suoi interlocutori \u2013 sveli i paradossi che si celano dietro alla violenza definitoria degli altri. Ed \u00e8 stata forse proprio l\u2019ironia di Fernanda, nel descrivere i \u00abvizi\u00bb dei suoi clienti e i giudizi contraddittori con cui quotidianamente si scontra, a farmi pensare all\u2019immagine del <em>cyborg<\/em>, che Haraway definisce come \u00abun\u2019ironico mito politico\u00bb, una strategia retorica per costruire \u00abuna via di uscita dal labirinto di dualismi attraverso i quali abbiamo spiegato a noi stessi i nostri corpi e i nostri strumenti\u00bb. L\u2019ironia dunque come una strategia politica radicale, che ci consente di uscire dall\u2019illusione di una visione unilaterale di noi stessi e del mondo, per guardare da entrambe le prospettive a un tempo, mostrando sia il dominio, sia le inimmaginabili possibilit\u00e0 dell\u2019altra posizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se i nostri corpi sono mappe del potere e dell\u2019identit\u00e0 \u2013 come Haraway sostiene \u2013 allora il corpo <em>cyborg<\/em> non fa eccezione, non cerca un\u2019identit\u00e0 unitaria e quindi non genera quegli antagonistici dualismi che sono da sempre la chiave del pensiero occidentale: \u00abconsidera pi\u00f9 seriamente l\u2019aspetto parziale, a volte fluido, del sesso e dell\u2019abitare sessualmente il corpo\u00bb. Ecco perch\u00e9 il \u00absoggetto <em>cyber<\/em>\u00bb ha suscitato un tale interesse nel femminismo contemporaneo: perch\u00e9 rappresenta la figurazione pi\u00f9 appropriata per tutte quelle identit\u00e0 sessuali minoritarie e trasgressive, che cercano una via d\u2019uscita dal \u00abbinomio etero\/omo-sessualit\u00e0\u00bb. Il mondo <em>cyborg<\/em> coincide allora con l\u2019utopia di un mondo senza il genere, che non teme identit\u00e0 parziali, in transito, e nemmeno punti di vista contraddittori: perch\u00e9 non aspira a costruire una teoria totale e totalizzante, ma si limita a sperimentare la continua costruzione e decostruzione dei confini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non so se Fernanda si sarebbe riconosciuta in questo mito postmoderno frutto dell\u2019immaginazione di \u00abuna femminista invasata\u00bb \u2013 come ironicamente Haraway si autodefinisce \u2013 e non credo nemmeno che scrivendo, l\u2019autrice del <em>Manifesto Cyborg<\/em> avesse in mente l\u2019(auto)biografia cruda e violenta di una trans brasiliana immigrata in Italia. Ma questo non importa. Personalmente vedo in <em>Princesa<\/em> il racconto di un corpo bloccato sul confine tra un\u2019identit\u00e0 sessuale e l\u2019altra: paradossalmente questo si traduce sia in infinite possibilit\u00e0, sia nell\u2019angoscia profonda dell\u2019esclusione; la protagonista si scontra infatti con una norma che la svaluta mentre allo stesso tempo fa di lei l\u2019oggetto del desiderio. Mentre leggo in Donna Haraway la capacit\u00e0 di riconoscere il potenziale liberatorio delle tecnologie, pur mantenendo sempre una profonda consapevolezza dei paradossi, delle ineguaglianze e delle forme di sfruttamento, in una parola delle ingiustizie che l\u2019\u00abinformatica del dominio\u00bb comporta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base dell\u2019affinit\u00e0 (=\u00abparentela non per sangue ma per scelta\u00bb, come insegna Haraway) che individuo in questi due testi cos\u00ec diversi, e della sensazione di complicit\u00e0 che essi suscitano in me, ho voluto proporre qui solo un\u2019alleanza: \u00abun\u2019unit\u00e0 poetico\/politica\u00bb basata non sull\u2019identit\u00e0, non su una logica di appropriazione e incorporazione, ma sulla necessit\u00e0 di proporre strategie oppositive efficaci contro le dominazioni di genere, sessualit\u00e0, razza e classe, che rappresentano il nostro nemico comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">de Albuquerque, Fernanda Farias, Maurizio Jannelli (1994), <em>Princesa<\/em>, Roma, Sensibili alle Foglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">de Albuquerque, Fernanda Farias, Maurizio Jannelli (1994) <em>La figura di una donna<\/em>, \u00abCaff\u00e8, per una letteratura multiculturale\u00bb, n.1, Archivio dell&#8217;Immigrazione, Roma, pp.4-5.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Haraway, Donna J. (1995), <em>Manifesto Cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo<\/em>, Milano, Feltrinelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ngana,\u00a0Ndjock (1994), <em>Prigione<\/em>, in <em>\u00d1ind\u00f4Nero<\/em>, Anterem Edizioni Ricerca, Roma, pp. 134-35.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Portelli,\u00a0Alessandro (2001), <a href=\"http:\/\/www.el-ghibli.provincia.bologna.it\/id_1-issue_00_03-section_6-index_pos_2.html\"><em>Le origini della letteratura afroitaliana e l&#8217;esempio afroamericano<\/em><\/a>, in \u00abL&#8217;ospite ingrato. Globalizzazione e identit\u00e0. Annuario del Centro Studi Franco Fortini\u00bb, Anno III, 2001, pp.69-86.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quelli che seguono sono solo degli appunti di lettura che avevo scritto diversi anni fa, dopo aver letto Princesa, il libro di Fernanda Farias de Albuquerque e Maurizio Jannelli pubblicato nel 1994 dall&#8217;editore Sensibili alle foglie. 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