{"id":1645,"date":"2011-11-25T11:33:00","date_gmt":"2011-11-25T10:33:00","guid":{"rendered":"http:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=1645"},"modified":"2011-11-26T11:58:40","modified_gmt":"2011-11-26T10:58:40","slug":"appello-per-adama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=1645","title":{"rendered":"Appello per Adama: la doppia violenza sulle donne immigrate"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, <a href=\"http:\/\/migranda.org\/\">Migranda<\/a> pubblica un <a href=\"http:\/\/migranda.org\/2011\/11\/25\/appello-per-adama-una-storia-molte-violenze\">appello per Adama<\/a>, una donna migrante che \u00e8 detenuta nel Cie di via Mattei, a Bologna, dal 26 agosto scorso. Dopo essere stata derubata, picchiata, stuprata e ferita alla gola con un coltello dal suo ex-compagno, Adama ha chiamato i carabinieri di Forl\u00ec. La risposta delle istituzioni alla sua richiesta d&#8217;aiuto \u00e8 stata la reclusione in un centro di identificazione ed espulsione: il destino riservato dallo stato italiano alle persone migranti senza documenti. Come recita l&#8217;appello &#8211; che si pu\u00f2 leggere e sottoscrivere sul sito di <a href=\"http:\/\/migranda.org\/\">Migranda<\/a> &#8211; la sua storia \u00abracconta di una doppia violenza subita come donna e come migrante\u00bb.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La storia di Adama (subito ripresa da <a href=\"http:\/\/bologna.repubblica.it\/cronaca\/2011\/11\/25\/news\/denuncia_lo_stupro_e_finisce_al_cie_storia_di_adama_donna_e_clandestina-25555110\/\">repubblica<\/a>), purtroppo non \u00e8 un caso isolato e la speranza \u00e8 che questo appello non rimanga inascoltato, come invece era avvenuto l&#8217;anno scorso nel caso di <a href=\"https:\/\/noinonsiamocomplici.noblogs.org\/post\/2010\/07\/28\/presidio-per-faith-e-ngom-bologna-2-agosto\/\">Faith<\/a>, una ragazza nigeriana che era stata rinchiusa sempre nel Cie di Bologna (triste coincidenza) nel luglio del 2010. Come denunciato da <a href=\"https:\/\/noinonsiamocomplici.noblogs.org\">noinonsiamocomplici<\/a>, quando i vicini avevano chiamato la polizia sentendo le grida d&#8217;aiuto di Faith, perch\u00e9 un uomo cercava di violentarla, la polizia aveva pensato bene di arrestarla perch\u00e9 non aveva il permesso di soggiorno. Dal Cie bolognese,\u00a0nel giro di due settimane, Faith era stata prontamente deportata verso la Nigeria, da cui era fuggita dopo essere stata condannata a morte per aver reagito a un tentativo di stupro da parte di un uomo ricco e potente. Nel caso di Faith per\u00f2 il movimento femminista italiano non si \u00e8 mobilitato in massa in suo sostegno, forse perch\u00e9 in quel momento sia in Italia che all&#8217;estero i riflettori erano accesi sulla storia di un&#8217;altra donna che rischiava una condanna a morte: Sakineh. Sarebbe allora utile interrogarsi sul perch\u00e9 delle numerose prese di parola pubbliche su Sakineh e del silenzio su Faith. La redazione di <em>Silenzio Assordante<\/em> (la trasmissione di Radio OndaRossa sui Cie) provava a farlo in un <a href=\"http:\/\/www.ondarossa.info\/scarceranda\/2011_testi\/Ci_chiamano_ospiti_ma_siamo_detenuti.pdf\">articolo<\/a> pubblicato sul <em>Quaderno 6<\/em> allegato a <em><a href=\"http:\/\/www.ondarossa.info\/scarceranda\/testi.htm\">Scarceranda 2011<\/a><\/em>:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;unica differenza tra le due &#8211; che pu\u00f2 forse spiegare il perch\u00e9 di un&#8217;attenzione cos\u00ec diversificata &#8211; era che Sakineh rischia la lapidazione in un paese che l&#8217;Italia considera ostile \u000be la negazione dei diritti delle donne sarebbe una giustificazione utile a legittimare un eventuale conflitto, cos\u00ec come in passato si \u00e8 potuta affermare la necessit\u00e0 di attaccare l&#8217;Afghanistan per &#8220;salvare&#8221; le donne afghane dal burqa\f. Mentre Faith proviene da un paese in cui l&#8217;Italia ha interessi economici tanto forti da non consentire una critica delle violazioni dei diritti umani. Basta pensare all&#8217;Eni che, per portare l&#8217;energia elettrica nelle nostre case, contribuisce a depredare le risorse della Nigeria e a impoverirne la popolazione, costringendola a emigrare in Europa alla ricerca di una vita migliore.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;appello per Adama dovrebbe essere invece considerato una priorit\u00e0 per <em>tutte<\/em> le femministe impegnate contro <em>tutte<\/em> le forme di violenza maschile sulle donne: non solo contro quelle agite sulle donne bianche, italiane e di classe media, e nemmeno contro quelle agite sulle donne che possono essere considerate come &#8220;vittime&#8221; di una cultura &#8220;barbara&#8221;, semplicemente per riaffermare una <em>nostra<\/em> &#8211; in quanto femministe bianche e italiane &#8211; presunta missione civilizzatrice. Perch\u00e9 <em>noi<\/em> non abbiamo bisogno di assumerci il &#8220;fardello della donna bianca&#8221; e <em>le altre<\/em> non hanno bisogno di essere &#8220;salvate&#8221; da <em>noi<\/em>.\u00a0 E invece forse avremmo bisogno, <em>tutte<\/em>, di interrogarci su questa contrapposizione noi\/loro e sulla possibilit\u00e0 di costruire insieme un nuovo <em>noi<\/em>, che non riproduca nuove o vecchie gerarchie di potere n\u00e9 dinamiche di inclusione\/esclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un aspetto interessante in questo senso \u00e8 che a diffondere l&#8217;appello per Adama \u00e8 una rete, Migranda, a cui partecipano donne italiane e migranti di diverse citt\u00e0, che si sono incontrate a Bologna nel febbraio 2011 e che si interrogano sulle questioni poste nel dibattito femminista dalle migrazioni: la necessit\u00e0 di mettere in discussione le strutture patriarcali sia nei paesi di partenza che in quelli di arrivo; la sfida di una lotta comune contro il sistema razzista e patriarcale; il desiderio di riaffermare una battaglia di libert\u00e0 per tutte le donne, migranti e italiane. Per saperne di pi\u00f9 si pu\u00f2 leggere <a href=\"http:\/\/migranda.org\/about\/\"><em>A proposito di Migranda<\/em><\/a> (seguendo i diversi link) e sfogliare il <a href=\"http:\/\/migranda.org\/il-giornale-di-migranda\/\">Giornale di Migranda<\/a>, che ha pubblicato il <a href=\"http:\/\/migranda.files.wordpress.com\/2011\/06\/n-1-giugno-2011-le-molte-storie-di-migranda1.pdf\">primo numero<\/a> nel giugno scorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra l&#8217;altro, Migranda ha organizzato un\u2019assemblea delle donne che si terr\u00e0 a Bologna domenica prossima, nell\u2019ambito della Festa di Compleanno del Coordinamento Migranti Bologna e provincia. L&#8217;<a href=\"http:\/\/migranda.org\/2011\/11\/18\/per-fare-la-differenza\/\">invito<\/a> si pu\u00f2 leggere sul sito, assieme a tutte le informazioni pratiche per partecipare, mentre un loro intervento <a href=\"https:\/\/mfla.noblogs.org\/post\/2011\/11\/22\/atti-e-misfatti-assemblea-di-donne-a-bologna\/\">audio<\/a> si pu\u00f2 ascoltare sul blog del <a href=\"https:\/\/mfla.noblogs.org\">Marted\u00ec autogestito da femministe e lesbiche<\/a> di Radio OndaRossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora a proposito della violenza sulle donne immigrate in Italia, ricordo il <a href=\"https:\/\/noinonsiamocomplici.noblogs.org\/files\/2010\/08\/dossier_tutto_2009.pdf\">dossier<\/a> diffuso nel gennaio del 2010 da <a href=\"https:\/\/noinonsiamocomplici.noblogs.org\">noinonsiamocomplici<\/a> (uno slogan e un nome collettivo per un percorso di donne contro i Cie come luoghi privilegiati di violenza contro le donne), assieme al mio articolo sulla <a href=\"http:\/\/www.zeroviolenzadonne.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=12836:la-violenza-contro-le-detenute-nelle-caserme-nelle-carceri-e-nei-cie&amp;catid=205&amp;Itemid=0\">violenza contro le\u00a0 detenute<\/a> nelle caserme, nelle carceri e nei Cie (inizialmente pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.zeroviolenzadonne.it\/\">ZeroViolenzaDonne<\/a> e poi sul <em>Quaderno 7<\/em> allegato alla nuova <a href=\"http:\/\/www.ondarossa.info\/scarceranda\/index.htm\"><em>Scarceranda 2012<\/em><\/a>). Riporto di seguito l&#8217;introduzione del dossier (purtroppo la cronologia dei casi di violenza \u00e8 aggiornata al 2009, mentre sarebbe importante raccogliere e documentare cosa \u00e8 avvenuto dopo, in particolare in seguito al prolungamento della reclusione nei Cie fino a diciotto mesi, in vigore dal 16 giugno scorso):<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">Due anni fa siamo scese in piazza a Roma in 200mila per dire che \u201cla violenza maschile contro le donne comincia in famiglia e non ha confini\u201d e che nessun \u201cpacchetto sicurezza\u201d doveva essere varato in nostro nome. Oggi il \u201cpacchetto sicurezza\u201d \u00e8 in vigore, i respingimenti alle frontiere si sono intensificati, i Centri di permanenza temporanea (Cpt) sono stati trasformati in Centri di identificazione ed espulsione (Cie) e la detenzione l\u00ec \u00e8 diventata prorogabile fino a sei mesi.<br \/>\nLa campagna istituzionale e mediatica in sostegno al \u201cpacchetto sicurezza\u201d \u00e8 stata costruita sull\u2019equazione razzista clandestino=stupratore, ma la realt\u00e0 \u00e8 ben diversa: le profughe respinte alle frontiere e rimandate in Libia subiscono stupri e terribili violenze nei campi di concentramento libici finanziati coi soldi italiani e intanto qui, in Italia, le donne migranti quotidianamente subiscono violenze dentro e fuori i Centri di identificazione ed espulsione. Violenze che molto spesso non emergono, poich\u00e8 le vittime vivono una doppia condizione di ricattabilit\u00e0 \u2013 in quanto donne e \u201cirregolari\u201d \u2013 mentre i loro aguzzini italiani godono di coperture e connivenze sociali e istituzionali.<br \/>\nQuando queste violenze vengono denunciate molto spesso non hanno diritto di cronaca o rimangono relegate in qualche striminzito trafiletto nelle pagine di cronaca locale dei media di regime \u2013 che, non per caso, sono anche i principali strumenti delle campagne securitarie, razziste e sessiste. Stessa sorte per gli atti di ribellione e di protesta delle donne migranti. Tali notizie, destinate all&#8217;oblio, rendono visibile una realt\u00e0 ben differente dalle menzogne della retorica razzista e per questo abbiamo deciso di raccoglierne, in ordine cronologico, le principali dell\u2019anno appena trascorso. Leggendole vi sar\u00e0 chiaro come in Italia le donne immigrate vengano disumanizzate e come, nei loro confronti, si riattivino quegli stereotipi del colonialismo italiano che, nel Corno d\u2019Africa fra il 1890 e il 1941, hanno legittimato sfruttamento domestico e sessuale, abbandono di figli \u201cmeticci\u201d da parte dei padri italiani, stupri e deportazioni.<br \/>\nUna disumanizzazione che, oggi, nei Cie raggiunge il suo apice. Ricatti sessuali, molestie, violenze e stupri contro le donne sono, infatti, il \u201cpane quotidiano\u201d in questi universi concentrazionari \u2013 per molti aspetti assai simili ai lager \u2013 sin dalla loro creazione. Gi\u00e0 dal 1999, infatti, con l\u2019apertura dei primi Cpt, oggi Cie, si registrano ricatti sessuali e sopraffazioni razziste e sessiste, come dimostra uno stralcio del dossier sul Cpt milanese di via Corelli, Corelli anno zero del luglio 1999, che riportiamo qui sotto <a href=\"https:\/\/noinonsiamocomplici.noblogs.org\/files\/2010\/08\/dossier_tutto_2009.pdf\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, Migranda pubblica un appello per Adama, una donna migrante che \u00e8 detenuta nel Cie di via Mattei, a Bologna, dal 26 agosto scorso. 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