{"id":1334,"date":"2011-08-26T11:20:55","date_gmt":"2011-08-26T09:20:55","guid":{"rendered":"http:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=1334"},"modified":"2011-09-09T09:54:35","modified_gmt":"2011-09-09T07:54:35","slug":"recensione-a-fuori-centro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=1334","title":{"rendered":"Recensione a Fuori centro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.deastore.com\/covers\/978\/885\/483\/batch3\/9788854831902.jpg?1274137233\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"379\" \/>Fuori centro. Percorsi postcoloniali nella letteratura italiana<\/em>, a cura di ROBERTO DEROBERTIS, Aracne \u2013 Roma, 2010<\/strong><br \/>\nrecensione di Silvia Camilotti, pubblicata in <a href=\"http:\/\/www.manitese.it\/materiale\/areastampa\/periodico\/strumenti\/56_Strumenti_maggio2011.pdf\">\u00abStrumenti cres\u00bb, n. 56, maggio 2011<\/a>, pp. 35-37<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il volume curato dallo studioso Roberto Derobertis raccoglie e sviluppa alcuni importanti spunti su un tema troppo a lungo ignorato dagli studi di italianistica in particolare, quale il rapporto tra colonialismo\/postcolonialismo e la letteratura italiana. I due elementi che attraversano i contributi \u2013 caratterizzati ciascuno da una propria specificit\u00e0 \u2013 si possono individuare nella continua tensione tra passato e presente e nel ritorno del rimosso. Derobertis colloca i saggi all\u2019interno della cornice del postcoloniale, inteso non in senso cronologico come fase successiva al colonialismo bens\u00ec come \u00abuna critica a ci\u00f2 che \u00e8 stato storicamente il colonialismo e a ci\u00f2 che, in maniera pervasiva e disomogenea sul Pianeta, esso continua a produrre nelle forme di neocolonialismo e globalizzazione liberista\u00bb (pag. 9).<br \/>\nInteso dunque come strategia critica, esso \u00abprende in esame il rimescolamento delle tradizionali coppie antinomiche della modernit\u00e0 eurocentrica (centro\/periferia, citt\u00e0\/campagna, modernit\u00e0\/tradizione) per intercettare l\u2019irruzione di nuove soggettivit\u00e0, la decadenza dei canoni culturali consolidati e la necessaria ridefinizione delle discipline accademiche su basi \u201cnazionali\u201d\u00bb (pag. 10).<br \/>\n<!--more--><br \/>\nI sette contributi raccolti, <a href=\"http:\/\/www.aracneeditrice.it\/pdf\/3190.pdf\">introduzione del curatore<\/a> compresa, accendono l\u2019attenzione su voci e esperienze a lungo rimaste marginali e mettono in discussione una concezione rigida di canone e di ambiti disciplinari. Tale volume, importante anche per l\u2019apparato bibliografico che ciascun saggio offre, fa proprio quell\u2019approccio interdisciplinare che permette di indagare un tema pi\u00f9 a fondo e da molteplici prospettive: l\u2019analisi di testi letterari non prescinde infatti da uno sguardo sulla storia e da una prospettiva attenta alle questioni di genere e razza.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=184\"><em>Fuori centro<\/em><\/a> riconsegna centralit\u00e0 al tema, rimosso, del colonialismo italiano, indaga le opere di autori e autrici migranti e mostra come l\u2019identit\u00e0 italiana, sfaccettata e plurale, nasca anche dall\u2019incontro\/scontro coloniale e da questa esperienza sia stata indelebilmente segnata. Una riflessione che giunge al momento giusto, nell\u2019anno della celebrazione dei 150 anni dell\u2019unit\u00e0 italiana, a rischio di \u00abcelebrazione acritica\u00bb (pag. 11).<br \/>\nSintetizza bene, Derobertis, il senso del suo volume, quando scrive che \u00abnon si tratta di museificare il colonialismo, n\u00e9 di leggerne l\u2019archivio ad uso e consumo del presente, quanto piuttosto di produrre un triplice movimento di ricordo, revisione e trasgressione\u00bb (pag. 31).<br \/>\nI saggi raccolti si collocano in tale prospettiva di ricordo, revisione e trasgressione, a partire da una pluralit\u00e0 di temi e testi. Cristina Lombardi\u2013Diop rilegge <em>Mal d\u2019Africa. Romanzo storico<\/em>, di Riccardo Bacchelli mettendo in discussione l\u2019interpretazione accreditata di romanzo anticoloniale. Tale testo ha infatti contribuito a avvallare il mito degli \u201citaliani brava gente\u201d, a rafforzare la retorica del buon selvaggio e a conferire carattere universale e leggendario alle gesta di Gaetano Casati, la cui esperienza di geografo e esploratore in Africa equatoriale \u00e8 ricostruita da Bacchelli. Il suo romanzo, uscito a met\u00e0 degli anni Trenta, nel prendere le distanze dal contesto contemporaneo (siamo in piena preparazione militare per l\u2019occupazione dell\u2019Etiopia) contribuisce a quella \u00abamnesia storica dell\u2019esperienza coloniale che ancora oggi caratterizza la nostra attuale condizione post\u2013coloniale\u00bb (pag. 43). Lombardi\u2013Diop mette in atto una strategia di revisione di una lettura consolidata di un romanzo italiano rappresentativa della ancora presente rimozione e indicibilit\u00e0 della storia coloniale.<br \/>\nSull\u2019immagine di una \u00abstoria occidentale bloccata\u00bb (pag. 61), che non comprende il nesso passato\u2013presente, ritorna Bruno Brunetti nel saggio <em>Modernit\u00e0 malata. Note su Tempo di uccidere di Ennio Flaiano<\/em>, che si rif\u00e0 al noto romanzo conradiano individuando in esso un paradigma che permane in molta della letteratura contemporanea occidentale che si confronta con l\u2019altro: il fallimento, l\u2019inconcludenza, lo sguardo cieco dell\u2019occidente incapace di relazionarsi con il \u201cdiverso\u201d. \u00c8 ci\u00f2 che accade al personaggio di Flaiano, la cui vicenda diviene parodia del colonialismo italiano e che a partire \u00abdalla banalit\u00e0 indica lo spessore di una tragedia che, come per le ragioni abiette pi\u00f9 grandi, produce le stesse vittime, massacri inutili, atrocit\u00e0 innominabili\u00bb (pag. 65).<br \/>\nL\u2019intento di revisione e trasgressione \u00e8 ben sviluppato nel saggio del curatore del volume, che indaga la relazione Italia\u2013Libia in alcune opere del Novecento, che, secondo la sua tesi, sono rappresentative dell\u2019omissione del rapporto storico tra i due paesi. A partire da Pascoli, passando per Marinetti, Dei Gaslini fino a Tobino, Derobertis svela molti dei luoghi comuni presenti nei loro testi sulle popolazioni colonizzate, nonch\u00e9 quello sguardo maschile, sulle donne e sul territorio, \u00aboppressivo e claustrofobico\u00bb (pag. 83). Il controcanto a tali narrazioni \u00e8 dato dal testo, preso in esame da Derobertis nella parte finale del suo contributo, di Luciana Capretti, <em>El Ghibli<\/em>, che riporta alla luce \u00abdue storie rimosse dell\u2019identit\u00e0 italiana: emigrazione e colonialismo\u00bb (pag. 85). Lo studioso attua una lettura del colonialismo italiano attraverso opere contemporanee, mostrando un rinnovato approccio critico attento alle connessioni e agli incroci interdisciplinari.<br \/>\nSulla sottovalutazione del colonialismo italiano e sull\u2019idea, scarsamente popolare, che l\u2019identit\u00e0 italiana si sia formata anche attraverso \u00abla sopraffazione e la violenza\u00bb (pag. 106) si sofferma il saggio di Daniele Comberiati, <em>\u201cProvince minori\u201d di un \u201cimpero minore\u201d: narrazioni italo\u2013ebraiche dalla Libia al Dodecaneso<\/em>. In esso lo studioso presenta alcune opere di autori italo\u2013ebraici, Arthur Journo, David Gerbi e Victor Magiar, nati in Libia e costretti a abbandonarla con l\u2019ascesa al potere di Gheddafi. La cacciata \u00e8 un momento importante per la storia italiana la cui opinione pubblica \u00e8 costretta a prendere consapevolezza delle atrocit\u00e0 coloniali l\u00ec commesse, nell\u2019ottica di quel ritorno del rimosso di cui si \u00e8 detto. Per quanto concerne il colonialismo italiano in Europa, Comberiati cita l\u2019opera di Giorgio Mieli, <em>Mi alma<\/em>, autore ebraico proveniente dall\u2019arcipelago greco che sfata un altro mito, quello della blanda persecuzione italiana degli ebrei.<br \/>\nTutti incentrati sulle ripercussioni di genere e razza appaiono gli ultimi due saggi del volume: Monica Venturini, in <em>\u201cToccare il futuro. Scritture postcoloniali femminili\u201d<\/em>, si avvale delle chiavi di lettura degli studi postcoloniali (le teorie di Homi Bhabha in particolare) per presentare alcuni testi esemplari legati al colonialismo italiano scritti per mano di donna: <em>L\u2019abbandono<\/em> di Erminia Dell\u2019Oro, <em>Lontano da Mogadiscio<\/em> di Shirin Ramzanali Fazel e <em>Regina di fiori e di perle<\/em> di Gabriella Ghermandi. Tali autrici esprimono una \u00abrinnovata idea di scrittura come strumento etico e di romanzo come genere della \u201cresponsabilit\u00e0 storica\u201d\u00bb (pag. 122). Offrono inoltre una visione articolata di identit\u00e0, che trova il proprio senso non in un paradigma nazionale ma dislocato e multiculturale. Il ritorno del rimosso \u2013 che tali voci di donne contribuiscono a far affiorare \u2013 emerge anche in tale analisi come esigenza ineludibile per produrre progresso e conoscenza. E sulla presa di posizione e voce teorizza Genevi\u00e8ve Makaping, la cui opera, <em>Traiettorie di sguardi<\/em>, \u00e8 indagata da Sonia Sabelli in <a href=\"https:\/\/sonia.noblogs.org\/?p=726\"><em>Quando la subalterna parla<\/em><\/a>. La scrittura diviene opportunit\u00e0 per l\u2019autrice di parlare in prima persona, di prendere consapevolezza della condizione di marginalizzazione in cui vive e che elegge come spazio di espressione. Genere e razza sono due lenti attraverso cui Sabelli interpreta l\u2019esperienza di scrittura dell\u2019autrice originaria del Camerun, la cui esperienza in Italia si \u00e8 caratterizzata per il confronto continuo con sessismo e razzismo: un ulteriore esempio che testimonia come gli italiani, in passato come oggi, non siano immuni da atteggiamenti xenofobi e spesso non se ne rendano nemmeno conto.<br \/>\nIl volume si chiude, significativamente, su una esperienza femminile dell\u2019oggi, che per\u00f2 porta sulle proprie spalle il retaggio di un rapporto squilibrato tra l\u2019occidente e il suo \u201caltro\u201d africano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fuori centro. 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